Diritto Fallimentare

 

Raccolta di massime delle principali sentenze della Cassazione in materia di Diritto Fallimentare e Procedure Concorsuali.

Ogni massima contiene un link che rimanda alla sentenza integrale.

Il presente massimario di diritto fallimentare e procedure concorsuali è scaricabile in pdf nell’apposita sezione downloads oppure a questo link:

 

Procedimento e presupposti per la dichiarazione di fallimento

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16411

il provvedimento di rigetto dell’istanza di fallimento e’ privo di attitudine al giudicato e non e’ configurabile una preclusione da cosa giudicata, bensi’ una mera preclusione di fatto, in ordine al credito fatto valere, alla qualita’ di soggetto fallibile in capo al debitore ed allo stato di insolvenza dello stesso, di modo che e’ possibile, dopo il rigetto, dichiarare il fallimento sulla base della medesima situazione, su istanza di un diverso creditore ovvero sulla base di elementi sopravvenuti, preesistenti ma non dedotti e anche di una prospettazione identica a quella respinta, su istanza dello stesso creditore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9138

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16410

la previsione della L.Fall., articolo 10, per il quale una società cancellata dal registro delle imprese puo’ essere dichiarata fallita entro l’anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per fictio iims, nei confronti della societa’ estinta, non perdendo quest’ultima, in ambito concorsuale, la propria capacita’ processuale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9140

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16365

l’articolo 15, comma 3, l.fall. (come sostituito dall’articolo 17, comma 1, lettera a), del gia’ menzionato Decreto Legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 221 del 2012, qui applicabile ratione temporis) stabilisce che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore (risultante dal registro delle imprese o dall’indice nazionale degli indirizzi PEC delle imprese e dei professionisti). Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andra’ eseguita dall’Ufficiale Giudiziario che, a tal fine, dovra’ accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal registro predetto, oppure, qualora neppure questa modalita’ sia attuabile a causa dell’irreperibilita’ del destinatario, depositera’ l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9294

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16411

il provvedimento di rigetto dell’istanza di fallimento e’ privo di attitudine al giudicato e non e’ configurabile una preclusione da cosa giudicata, bensi’ una mera preclusione di fatto, in ordine al credito fatto valere, alla qualita’ di soggetto fallibile in capo al debitore ed allo stato di insolvenza dello stesso, di modo che e’ possibile, dopo il rigetto, dichiarare il fallimento sulla base della medesima situazione, su istanza di un diverso creditore ovvero sulla base di elementi sopravvenuti, preesistenti ma non dedotti e anche di una prospettazione identica a quella respinta, su istanza dello stesso creditore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9138

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16410

 la previsione della L.Fall., articolo 10, per il quale una società cancellata dal registro delle imprese puo’ essere dichiarata fallita entro l’anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per fictio iims, nei confronti della societa’ estinta, non perdendo quest’ultima, in ambito concorsuale, la propria capacita’ processuale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9140

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 TRI civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16603

La societa’ concessionaria puo’ domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo, senza che occorra anche la previa notifica della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell’amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere. Ne consegue che gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell’osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall’ente creditore al concessionario della riscossione, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non abbia sollevato contestazioni in ordine alla loro conformita’ all’originale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9122

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 13 aprile 2018, n. 9244

la competenza territoriale per la relativa dichiarazione spetta al tribunale del luogo in cui, alla data di presentazione dell’istanza, si trova la sede principale dell’impresa, ovverosia il luogo ove si svolge effettivamente l’attivita’ direttiva, amministrativa ed organizzativa e quella di coordinamento dei fattori produttivi: esso, secondo una presunzione juris tantum, coincide normalmente con la sede legale risultante dal registro delle imprese, a meno che non vengano forniti elementi univoci tali da smentire la predetta presunzione e da far ritenere che la sede legale sia solo fittizia e quella effettiva si trovi altrove.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=7002

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3083

nell’ambito del procedimento prefallimentare la valutazione della ricorrenza delle particolari ragioni d’urgenza, che giustificano l’abbreviazione del termine per la comparizione del debitore, puo’ essere giustappunto compiuta anche d’ufficio dal presidente del tribunale, attesi il tenore letterale dell’attuale L. Fall., articolo 15, comma 5, che non richiede – a differenza di quanto previsto dall’articolo 163-bis c.p.c., comma 2, per il processo a cognizione ordinaria – la presentazione di un’apposita istanza del creditore (v. Cass. n. 2496813), e atteso soprattutto l’interesse pubblico all’ordinata gestione dell’insolvenza dell’impresa secondo le regole della concorsualita’, tuttora tutelato dalla dichiarazione di fallimento e a cui fa riscontro la particolare natura dell’istruttoria prefallimentare, non riducibile a un processo tra parti contrapposte ma idonea a dar luogo a un accertamento costitutivo valevole erga omnes.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4554

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3158

la mancata previsione, nella L. Fall., lettera c) del riferimento al triennio antecedente, presente invece per le soglie dimensionali indicate nelle lettera a-b), non e’ certamente casuale; e’ significativo in tal senso l’uso di tempi diversi dei verbi con riferimento alle altre soglie dimensionali (“avere avuto” a proposito dell’attivo patrimoniale e “avere realizzato” a proposito dei ricavi, in entrambi i casi “nei tre esercizi antecedenti”), a differenza dell’infinito presente (“avere”) utilizzato per l’indebitamento, che deve risultare dalla contabilita’ dell’impresa al momento della dichiarazione di fallimento. Cio’ porta ad escludere la fallibilita’ dell’imprenditore che sia riuscito a ridurre il passivo al di sotto della soglia di fallibilita’, tale conclusione essendo coerente con il rilievo che l’indebitamento e’ un requisito che prescinde da qualsiasi periodicita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4134

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3077

la contestazione del debito non impedisce l’inclusione di esso nel computo dell’indebitamento complessivo, rilevante quale dato dimensionale dell’impresa per stabilire se l’imprenditore sia o meno assoggettabile a fallimento: e’ questo, infatti, un dato oggettivo che non puo’ dipendere dall’atteggiamento e dall’opinione soggettiva del debitore al riguardo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4533

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 16 gennaio 2018, n. 831

Quando si tratti di societa’ cooperativa fra imprenditori agricoli, in definitiva, l’accertamento di merito della fallibilita’ deve procedere alla verifica: a) della forma sociale e della qualita’ dei soci; b) dello svolgimento di attivita’ agricola in senso proprio o di attivita’ agricola connessa, anche esclusiva, da parte della societa’, ai sensi dell’articolo 2135 c.c., comma 3; c) dell’apporto prevalente dei soci o della destinazione prevalente ai soci di beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico, ai sensi del Decreto Legislativo n. 228 del 2001, articolo 2, comma 2.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2466

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 16 gennaio 2018, n. 827

lo stato di insolvenza del debitore non richiede la totale cessazione dei pagamenti, ma sussiste quando quest’ultimo non e’ in grado di adempiere regolarmente, tempestivamente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni, per essere venute meno le condizioni di liquidita’ e di credito nelle quali deve trovarsi un’impresa commerciale, anche se l’attivo superi eventualmente il passivo e non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. Ne’ puo’ tacersi come, nel caso in esame, gli indici rivelatori dello stato di insolvenza erano anche ulteriori ed inequivoci come puo’ desumersi dal fatto che la societa’ non aveva una ubicazione nota ed aveva subito protesti esponendosi cosi’ al rischio di perdere complessivamente ogni fiducia sul mercato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3437

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 15 gennaio 2018, n. 764

in caso di societa’ gia’ cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento puo’ esserle notificato, ai sensi dell’articolo 15, comma 3, l. fall., nel testo successivo alle modifiche apportategli dal Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 17 conv., con modif., dalla L. n. 221 del 2012, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dalla stessa in precedenza comunicato al registro delle imprese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2654

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 14 novembre 2017, n. 26930

In caso di societa’ gia’ cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento puo’ esserle notificato, ai sensi della L. Fall., articolo 15, comma 3, nel testo successivo alle modifiche apportategli dal del Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 17, conv., con modif, dalla L. n. 221 del 2012, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dalla stessa in precedenza comunicato al registro delle imprese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1544

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 4 ottobre 2017, n. 23196

nella valutazione del capitale investito, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, trovano applicazione i principi di logica contabile, cui si richiama la L.Fall. articolo 1, comma 2, lettera a), (nel testo modificato dal Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169, articolo 1) e di cui e’ espressione lo stesso articolo 2424 c.c., con la conseguenza che, pur non essendo il piccolo imprenditore tenuto alla redazione di un bilancio come quello previsto per le societa’ di capitali, tra le poste attive della situazione patrimoniale vanno incluse anche le rimanenze di magazzino, mentre nel passivo devono essere computati i debiti contratti per l’acquisto degli stessi beni.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1783

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 17 luglio 2017, n. 17703

ai fini della prova, da parte dell’imprenditore, della sussistenza dei requisiti di non fallibilita’ di cui alla L. Fall., articolo 1, comma 2, i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile, ma non anche una prova legale, sicche’, ove ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, l’imprenditore rimane onerato della prova circa la ricorrenza dei requisiti della non fallibilità, senza pero’ che le medesime risultanze possano essere disattese ad iniziativa del debitore che ne invochi la parziale o diversa rappresentativita.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-ng

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 6 settembre 2017, n. 20879

l’insolvenza puo’ desumersi anche da un unico inadempimento e che la presentazione dell’istanza di fallimento da parte del creditore munito di titolo esecutivo non e’ subordinata all’infruttuoso esperimento di un’azione esecutiva individuale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-bf

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 25 maggio 2017, n. 13253

la desistenza o rinuncia dell’unico creditore istante, rilasciata in data successiva alla dichiarazione di fallimento, non e’ idonea a determinare l’accoglimento del reclamo e, conseguentemente, la revoca della sentenza di fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1274

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 13 aprile 2017, n. 9567

Va pertanto ricordato che “lo scopo di lucro (c.d. lucro soggettivo) non e’ elemento essenziale per il riconoscimento della qualita’ di imprenditore commerciale, essendo individuabile l’attivita’ di impresa tutte le volte in cui sussista una obiettiva economicita’ dell’attivita’ esercitata, intesa quale proporzionalita’ tra costi e ricavi (cd. lucro oggettivo), requisito quest’ultimo che, non essendo inconciliabile con il fine mutualistico, ben puo’ essere presente anche in una societa’ cooperativa, pur quando essa operi solo nei confronti dei propri soci”. Tant’e’ che “anche tale societa’ ove svolga attivita’ commerciale puo’, in caso di insolvenza, essere assoggettata a fallimento in applicazione dell’articolo 2545 terdecies c.c.”
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1208

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 27 marzo 2017, n. 7817

la desistenza dell’unico creditore istante successiva alla dichiarazione del fallimento non comporta la revoca del fallimento stesso (Cass. 21478/2013, 8980/2016). La dichiarazione del fallimento, una volta pronunciata, produce effetti erga omnes (nei confronti dei creditori, delle controparti in rapporti pendenti, ecc.). La persistenza di tali effetti non puo’ essere rimessa alla mera volonta’ del creditore istante (o comunque alle vicende del suo rapporto con il fallito), la cui necessaria funzione propulsiva della procedura fallimentare si esaurisce con la dichiarazione del fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-2090

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 1 marzo 2017, n. 5253

La previsione della L.Fall., articolo 10, per il quale una societa’ cancellata dal registro delle imprese puo’ essere dichiarata fallita entro l’anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per fictio iuris, nei confronti della societa’ estinta, non perdendo quest’ultima, in ambito concorsuale, la propria capacita’ processuale: ne consegue che pure il ricorso per la dichiarazione di fallimento puo’ essere validamente notificato presso la sede della societa’ cancellata, ai sensi dell’articolo 145 c.p.c., comma 1, questa conclusione e’ coerente con il principio secondo cui la societa’ estinta a seguito di cancellazione dal registro delle imprese conserva, L.Fall., ex articolo 10, la capacita’ di stare in giudizio tanto nel procedimento per la dichiarazione di fallimento e nelle successive fasi impugnatorie, quanto nella conseguente procedura concorsuale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1166

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 27 febbraio 2017, n. 4918

quando la societa’ e’ in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione della L. Fall., articolo 5, deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare “l’eguale e integrale soddisfacimento dei creditori sociali”; cio’ in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attivita’ sociali, e alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non e’ piu’ richiesto che essa disponga, come invece la societa’ in piena attivita’, di credito e di risorse, e quindi di liquidita’, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-c0

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 4 gennaio 2017, n. 86

la prova dello stato di insolvenza puo’ fondarsi anche su fatti emersi successivamente alla pronuncia, purche’ ad essa anteriori: l’insolvenza puo’ dunque ben essere desunta dall’avvenuta ammissione allo stato passivo di crediti, aventi sicura natura concorsuale, di notevole importo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1107

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 3 gennaio 2017, n. 31

La notifica telematica del ricorso di fallimento e del decreto L.Fall., ex articolo 15, comma 3, nel testo successivo alle modifiche apportate dal Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 17, convertito dalla L. n. 221 del 2012, si perfeziona nel momento in cui perviene all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario, precedentemente comunicato dal medesimo al momento della sua iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi del Decreto Legge n. 185 del 2008, articolo 16, comma 6, convertito dalla L. n. 2 del 2009 e del Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 5, comma 1, convertito dalla L. n. 221 del 2012, salva la prova che l’indirizzo Pec risultante dal detto registro sia erroneo per fatto non imputabile all’imprenditore che ha effettuato la comunicazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1105

 

Procedimento di ammissione allo stato passivo

Corte di Cassazione, Sezione 6 TRI civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16603

La societa’ concessionaria puo’ domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo, senza che occorra anche la previa notifica della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell’amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere. Ne consegue che gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell’osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall’ente creditore al concessionario della riscossione, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non abbia sollevato contestazioni in ordine alla loro conformita’ all’originale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9122

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16407

come si desume dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 30, gli interessi di mora possono essere ammessi al passivo solo se alla data del fallimento e’ decorso il termine per il pagamento della cartella esattoriale, e quindi se la stessa sia stata notificata prima della dichiarazione di fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9142

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 21 giugno 2018, n. 16407

come si desume dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 30, gli interessi di mora possono essere ammessi al passivo solo se alla data del fallimento e’ decorso il termine per il pagamento della cartella esattoriale, e quindi se la stessa sia stata notificata prima della dichiarazione di fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9142

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 19 giugno 2018, n. 16103

il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dalla citata norma, integra si’ la causa non imputabile del ritardo da parte del creditore, ma il curatore ha facolta’ di provare, ai fini dell’inammissibilita’ della domanda, che il creditore abbia avuto notizia del fallimento, indipendentemente dalla ricezione dell’avviso predetto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9507

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 20 aprile 2018, n. 9933

il decreto ingiuntivo che sia stato opposto dal debitore poi fallito, diviene opponibile alla massa fallimentare, a condizione che sia stata pronunciata sentenza di rigetto dell’opposizione, ovvero ordinanza di estinzione, divenute cosa giudicata – per decorso del relativo termine di impugnazione – prima della dichiarazione di fallimento, restando irrilevante che i detti provvedimenti abbiano dichiarato l’esecutorieta’ del decreto monitorio, ex articolo 653 c.p.c., ovvero che sia stato pronunciato, sempre prima dell’apertura del concorso tra i creditori, il decreto di esecutivita’ ex articolo 654 c.p.c.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6569

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Ordinanza 19 aprile 2018, n. 9638

La presentazione dell’istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile all’atto con cui si inizia un giudizio, determina, ai sensi dell’articolo 2945 c.c., comma 2, l’interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del condebitore solidale del fallito, ai sensi dell’articolo 1310 c.c., comma 1. Ne’ rileva, ai fini dell’efficacia di tale atto interruttivo, la circostanza che nei confronti del condebitore solidale del fallito il creditore abbia ottenuto un provvedimento che riconosce l’esistenza del credito con efficacia di giudicato (nella specie, decreto ingiuntivo non opposto).
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6563

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 14 marzo 2018, n. 6245

il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non e’ qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell’articolo 111, comma 1, L. Fall., in quanto la disposizione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 6, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l’operazione e’ assoggettabile ad imposta e puo’ essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicche’, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l’evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5385

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 marzo 2018, n. 5560

le domande proposte dal lavoratore, una volta intervenuto il fallimento del datore di lavoro, per veder riconoscere il proprio credito e il relativo grado di prelazione, devono essere introdotte nelle forme dell’insinuazione nello stato passivo, pertanto non dinanzi al giudice del lavoro, bensi’ dinanzi al Tribunale fallimentare, il cui accertamento e’ l’unico titolo idoneo per l’ammissione allo stato passivo e per il riconoscimento di eventuali diritti di prelazione (cfr. Cass. civ. sez. 1 n. 21204 del 13 settembre 2017). Nel caso in cui il lavoratore abbia agito in giudizio per ottenere la declaratoria di illegittimita’ o inefficacia del licenziamento e l’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro, il sopravvenuto fallimento del datore di lavoro non fa venir meno la competenza del giudice del lavoro in ordine a dette domande ed il loro accoglimento non e’ precluso dalla eventuale ammissione del lavoratore allo stato passivo del fallimento per il credito per il trattamento di fine rapporto, sia in quanto tra dette domande e la domanda di ammissione al passivo sussiste una diversita’ di “causa petendi” e di “petitum”, sia in quanto quest’ultima non implica rinunzia all’impugnazione del licenziamento, il quale, sino a quando non sia stato annullato, ovvero dichiarato nullo o inefficace, estingue il rapporto, facendo sorgere il diritto del lavoratore al trattamento di fine rapporto (Cass. sez. lav. 3129 del 3 marzo 2003).
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=4733

 

Corte di Cassazione, Sezione 2 civile Sentenza 8 febbraio 2018, n. 3121

Costituisce principio non controvertibile (anche in relazione al testo di legge vigente al tempo evocato dalle ricorrenti) che anche il vaglio dei crediti prededucibili non sfugga all’accertamento endoprocessuale, finalizzato alla realizzazione del concorso secondo la regola della par condicio creditorum. Pertanto, non e’ pertinente il richiamo alla circostanza che nell’ambito dello stesso tribunale non possa ipotizzarsi questione di competenza fra le varie sezioni, costituenti mera articolazione interna. L’attrazione al giudizio fallimentare, come si e’ accennato, soddisfa esigenze affatto diverse, che sfuggono al riparto per competenza territoriale: lo scopo non defettibile, infatti, e’ quello di assicurare la liquidazione totale dei beni del fallito, cosi’ da soddisfare i creditori, secondo il citato metodo della par condicio, liquidazione che impone anche la previa verifica delle posizioni obbligatorie poste in essere dal curatore, fermo restando la natura prededucibile degli accertati debiti della massa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4154

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 1 febbraio 2018, n. 2515

la mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore, che proponga istanza di ammissione al passivo fallimentare, si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda ed oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice, e la rilevazione d’ufficio dell’eccezione determina la necessita’ di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste e subordina la decisione nel merito all’effettuazione di detto adempimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3607

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 1 febbraio 2018, n. 2502

Ora, e’ vero che nel giudizio di verificazione dello stato passivo, l’indicazione del titolo del privilegio di cui si chiede il riconoscimento non attiene alla semplice qualificazione giuridica del rapporto dedotto in giudizio, bensi’ integra la causa petendi della domanda di ammissione (Cass. 19/01/2017, n. 1331; Cass. 20/07/2016, n. 14936); tuttavia non e’ consentito dubitare che ove il giudice ritenga, per qualsivoglia ragione, di non riconoscere l’invocato rango privilegiato – ovvero anche la prededuzione, debba comunque pronunciare sulla pretesa principale dell’opponente che e’, in primo luogo, quella di partecipare al concorso per il medesimo credito che erroneamente si assume privilegiato, con la residua collocazione chirografaria.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3601

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 10 gennaio 2018, n. 379

la presentazione di una domanda di insinuazione al passivo con “scomputo della compensazione” fatta in proprio dal creditore – cosi’ come sostanzialmente accaduto nella specie concreta – tendeva, evidentemente, a sottrarre titolo e misura della compensazione stessa alla verifica ed al controllo degli organi della procedura fallimentare, essendo noto che, secondo quanto ritenuto dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass., S.U. 14 luglio 2010, n. 16508), l’eventuale “provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni eventuale giudizio promosso per impugnare… il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione”.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2474

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 3 gennaio 2018, n. 45

l’ammissione al passivo dei crediti tributari e’ richiesta dalle societa’ concessionarie per la riscossione, come stabilito dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, articolo 87, comma 2, nel testo introdotto dal Decreto Legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessita’, in presenza di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, da sciogliere poi ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 88, comma 2, allorche’ sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al giudice tributario.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2199

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 5 dicembre 2017, n. 29113

la ratio del privilegio delle spese “per atti conservativi”,articoli 2755 e 2770 c.c.  come il sequestro, risiede appunto nell’avvenuta conservazione dei beni che ne sono oggetto, impedendone l’alienazione a terzi, in vista del soddisfacimento delle ragioni di tutti i creditori, che si realizza nel fallimento come nell’esecuzione individuale mediante la liquidazione dei beni stessi.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-2190

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 16 novembre 2017, n. 27269

le spese d’insinuazione al passivo sostenute dall’Agente della riscossione (cd. diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e, in quanto previste da una disposizione speciale equiordinata rispetto al principio legislativo di eguaglianza sostanziale e di pari accesso al concorso di tutti i creditori di cui alla L. Fall., articoli 51 e 52, hanno natura concorsuale e vanno ammesse al passivo fallimentare in ragione di un’applicazione estensiva del Decreto Legislativo n. 112 del 1999, articolo 17, che prevede la rimborsabilita’ delle spese relative alle procedure esecutive individuali, atteso che un trattamento differenziato delle due voci di spesa risulterebbe ingiustificato, potendo la procedura concorsuale fondatamente ritenersi un’esecuzione di carattere generale sull’intero patrimonio del debitore. Il credito per le spese di insinuazione va, peraltro, riconosciuto in via chirografaria e non privilegiata, dovendo escludersi l’inerenza delle stesse al tributo riscosso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1768

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 2 novembre 2017, n. 26058

l’ammissione al passivo fallimentare di un credito in via ipotecaria non presuppone che il bene oggetto dell’ipoteca sia attualmente presente alla massa fallimentare, non potendosi escludere la sua acquisizione successiva all’attivo fallimentare; ne consegue che e’ a tal fine sufficiente, in sede di verifica dello stato passivo, l’accertamento dell’esistenza del credito e della correlativa causa di prelazione, dovendosi demandare alla successiva fase del riparto la verifica della sussistenza o meno dei beni stessi. L’avente diritto, che vanti iscrizione ipotecaria sul bene stesso, e’ in grado pertanto di far valere, sin dalla prima domanda di insinuazione, il proprio diritto di credito in via ipotecaria, e non chirografaria – anche se la condizione di efficacia cui e’ soggetta la garanzia reale (nella specie la definizione del giudizio revocatorio proposto dalla curatela) non si sia, all’epoca della domanda di insinuazione, ancora verificata in senso positivo per il creditore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link https://wp.me/s9gsqP-1876

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 24 ottobre 2017, n. 25191

il decreto ingiuntivo non opposto acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’articolo 647 c.p.c.. Tale funzione si differenzia dalla verifica affidata al cancelliere dall’articolo 124 o dall’articolo 153 disp. att. c.p.c. e consiste in una vera e propria attivita’ giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione e a cui non puo’ surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo. Ne consegue che il decreto ingiuntivo – non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorieta’ – non e’ passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non e’ opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex articolo 647 c.p.c., venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi della L.Fall., articolo 52.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6570

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 settembre 2017, n. 21213

Il credito vantato dal concedente si specifica in due segmenti. Il primo relativo ad una somma certa e determinata gia’ alla data della dichiarazione di fallimento (rappresentato dai canoni scaduti e non pagati) ed il secondo relativo ad una somma indeterminata, variabile e dipendente dalla reazione del mercato alla nuova allocazione del bene (rappresentato dalla differenza tra il valore residuo del bene alla data di fallimento e quanto incassato, che puo’ essere anche negativa). Appare, quindi, evidente che – per il primo segmento di credito – il concedente e’ legittimato ad insinuarsi ordinariamente al passivo e ad essere soddisfatto in sede fallimentare, indipendentemente dalla vendita o altra allocazione del bene in leasing, mentre l’ulteriore ed eventuale segmento di credito potra’ essere insinuato solo a latere della collocazione stessa, da cui strettamente dipende.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-cF

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 7 settembre 2017, n. 20890

la L. Fall., articolo 72 quater trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia gia’ anteriormente risolto, occorre distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, solo per quest’ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’articolo 1526 c.c., con l’ulteriore conseguenza che, in tal caso, il concedente ha l’onere, se intenda insinuarsi al passivo del fallimento, di proporre la corrispondente domanda completa in tutte le sue richieste nascenti dall’applicazione della norma da ultimo citata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-bh

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 31 luglio 2017, n. 19017

l’ammissione al passivo di un credito il cui accertamento e’ devoluto alla giurisdizione della Corte dei conti, non viene meno il potere del giudice fallimentare di ammettere il credito con riserva, essendo gli organi fallimentari tenuti a considerare il credito come condizionale e a sciogliere la riserva in relazione all’esito del processo dinanzi al giudice competente, si’ da consentire al creditore la partecipazione al riparto mediante accantonamento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-mN

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 27 luglio 2017, n. 18682

l’onere probatorio incombente sul creditore istante in sede di ammissione puo’ ritenersi soddisfatto ove sia prodotta documentazione idonea a dimostrare la fondatezza della pretesa formulata, mentre l’eventuale mancanza di data certa nella detta documentazione costituisce un semplice fatto impeditivo del riconoscimento del diritto fatto valere: infatti “nei confronti dei creditore che proponga istanza di ammissione al passivo del fallimento, in ragione di un suo preteso credito, il curatore e’ terzo e non parte, circostanza da cui discende l’applicabilita’ dei limiti probatori indicati, dall’articolo 2704 c.c.. La mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1432

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile Sentenza 13 giugno 2017, n. 14648

l’attribuzione alle commissioni tributarie – a norma del Decreto Legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, articolo 2, come sostituito dalla L. 28 dicembre 2001, n. 448, articolo 12, comma 2, – della cognizione di tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, ivi incluse, quindi, quelle in materia di tasse automobilistiche, si estende ad ogni questione relativa all’an o al quantum del tributo, arrestandosi unicamente di fronte agli atti della esecuzione tributaria; ne consegue che anche l’eccezione di prescrizione, quale fatto estintivo dell’obbligazione tributaria, rientra nella giurisdizione del giudice che abbia giurisdizione in merito alla predetta obbligazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link https://wp.me/s9gsqP-1394

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 23 maggio 2017, n. 12934

per l’ammissione al passivo fallimentare dei crediti insinuati dai concessionari della riscossione dei tributi e’ sufficiente, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 87, comma 2, la produzione del solo estratto di ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/s9gsqP-1290

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 10 maggio 2017, n. 11463

va escluso che la banca potesse avvalersi degli estratti del conto corrente (o di qualsivoglia altro elemento istruttorio, documentale od orale) al limitato fine di fornire la prova della sussistenza e dell’ammontare del credito, nascente da un contratto che richiedeva la forma scritta ad substantiam e che pertanto, una volta dichiarato inopponibile alla procedura, non poteva neppure ritenersi esistente.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-bN

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 2 maggio 2017, n. 10662

Si deve tuttavia osservare anzitutto osservare che, in tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta l’automatica ammissione del credito allo stato passivo sol perche’ non sia stato contestato dal curatore, competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1362

 

Corte di Cassazione, Sezione 6  civile Ordinanza 26 aprile 2017, n. 10208

in assenza di opposizione, il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’articolo 647 c.p.c.. Tale funzione si differenzia dalla verifica affidata al cancelliere dall’articolo 124 o dall’articolo 153 disp. att. c.p.c. e consiste in una vera e propria attivita’ giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione e a cui non puo’ surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo. Ne consegue che il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorieta’ non e’ passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non e’ opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex articolo 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito, deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi della L. Fall., articolo 52.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1196

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 20 marzo 2017, n. 7052

Il decreto del giudice delegato di ammissione di un credito allo stato passivo del fallimento, emesso ai sensi della L. Fall., articolo 97, ha natura giurisdizionale, da esso derivando un’efficacia preclusiva esclusivamente endofallimentare, non spiegando, detto decreto, alcuna efficacia nel giudizio promosso dal creditore nei confronti di persona coobbligata del fallito.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1150

 

Opposizione allo stato passivo

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 18 giugno 2018, n. 15954

Le controversie in materia di opposizione allo stato passivo non rientrano tra i giudizi di impugnazione in senso proprio, trattandosi piuttosto della proposizione di un gravame che apre la fase a cognizione piena, sicche’ al rigetto del ricorso L. Fall., ex articolo 98, non consegue l’obbligo per l’opponente di versare, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9550

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 18 giugno 2018, n. 15978

il giudizio di opposizione allo stato passivo e’ integralmente disciplinato dalla L.Fall., articolo 99, e in tale norma non e’ contenuto alcun riferimento alle ordinarie disposizioni del processo di cognizione; e anzi la mancata indicazione, nel ricorso, dei mezzi istruttori necessari a provare il fondamento della domanda comporta la decadenza dagli stessi, non emendabile con la concessione dei termini di cui all’articolo 183 c.p.c.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9544

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 5 marzo 2018, n. 5091

nel giudizio di opposizione allo stato passivo l’opponente, a pena di decadenza L.Fall., ex articolo 99, comma 2, n. 4), deve soltanto indicare specificatamente i documenti, di cui intende avvalersi, gia’ prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato, sicche’, in difetto della produzione di uno di essi, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo d’ufficio della procedura fallimentare ove esso e’ custodito (cfr. Cass. Sez. 1 n. 12549 del 18/05/2017; Id. n. 26639/2016).
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4729

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 14 febbraio 2018, n. 3672

in tema di opposizione allo stato passivo, la produzione di copia autentica del provvedimento impugnato, sebbene non prevista a pena di inammissibilita’ della domanda dalla L. Fall., articolo 99 (nel testo, applicabile ratione temporis, novellato dal Decreto Legislativo n. 169 del 2007), cionondimeno puo’ determinarne il rigetto, laddove il giudice, non potendo valutare in mancanza di tale documento le censure prospettate dall’opponente, sia nell’impossibilita’ di accertarne la fondatezza.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=5200

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3082

il deposito della copia autentica del decreto decisorio dell’opposizione allo stato passivo non corredata della prova della sua notificazione o della sua comunicazione L. Fall., ex articolo 99, u.c., benche’ queste ultime siano state espressamente allegate, determina l’improcedibilita’ del relativo ricorso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4550

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3075

La sopravvenuta revoca della dichiarazione di fallimento, passata in giudicato, rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo, attesa la natura endofallimentare di detto giudizio, inteso all’accertamento del credito con effetti limitati al concorso allo stato passivo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4529

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 1 febbraio 2018, n. 2514

l’impugnazione di un credito ammesso ben puo’ essere formulata pure dal creditore escluso, purche’ contemporaneamente proponga opposizione avverso la propria esclusione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3609

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 16 gennaio 2018, n. 824

l’articolo 99, comma 2, n. 4) l. fall., a norma del quale il ricorso in opposizione deve contenere, a pena di decadenza, “l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti” non comporta l’onere per l’opponente di produrre ex novo i documenti gia’ allegati alla domanda di ammissione, ma richiede unicamente che, al fine di farli valere quali mezzi di prova nel corso successivo del giudizio, quei documenti siano elencati nell’atto introduttivo, ovvero che con tale atto ne sia domandata l’acquisizione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2657

 

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile Sentenza 4 gennaio 2018, n. 87

nel giudizio di opposizione allo stato passivo l’opponente sia tenuto, a pena di decadenza, soltanto a indicare specificamente in seno al ricorso i documenti gia’ prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato; con la conseguenza che, in difetto di produzione del documento indicato specificamente in ricorso, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo della procedura fallimentare ove esso e’ custodito.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2233

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 29 dicembre 2017, n. 31188

il giudizio di opposizione allo stato passivo, pur essendo strutturato come un rimedio a carattere impugnatorio, in quanto volto a rimuovere un provvedimento che, se non opposto, acquista efficacia di giudicato endofallimentare ai sensi della L. Fall., articolo 96, non e’ assimilabile all’appello, configurandosi come un giudizio a cognizione piena che fa seguito ad una fase a cognizione sommaria, con la conseguenza che la produzione di nuovi documenti non trova ostacolo nel divieto stabilito dall’articolo 345 c.p.c., fermo restando l’onere, previsto a pena di decadenza dalla L. Fall., articolo 99, comma 2, n. 4, d’indicarli specificamente nel ricorso e di depositarli all’atto della costituzione in giudizio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-Hk

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 31 ottobre 2017, n. 25866

Il documento probatorio, dunque, una volta “depositato” dal creditore, entra a far parte dell’unico fascicolo della procedura e unitamente ad esso e’ destinato ad essere necessariamente acquisito -alla stregua di qualsiasi atto contenuto nel fascicolo d’ufficio- nella sfera cognitiva del giudice dell’impugnazione, alla sola condizione che sia stato specificamente indicato nel ricorso in opposizione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1251

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 4 settembre 2017, n. 20765

A fronte di siffatta argomentazione il primo motivo di ricorso e’ infondato laddove deduce una violazione della norma sulla prova, posto che alla perizia giurata, non essendo prevista dall’ordinamento la precostituzione fuori del giudizio di un siffatto mezzo di prova, si puo’ solo riconoscere valore di indizio, al pari di ogni documento proveniente da un terzo, il cui apprezzamento e’ affidato alla valutazione discrezionale del giudice di merito, ma della quale non e’ obbligato in nessun caso a tener conto (Cass. 22 aprile 2009, numero 9551); e’ inammissibile laddove deduce un vizio di motivazione, posto che non individua il fatto storico decisivo e discusso tra le parti che non sarebbe stato considerato (dell’articolo 360 c.p.c., nuovo n. 5), ma si limita a una generica critica della valutazione effettuata dal tribunale, non piu’ consentita dopo la novella della citata disposizione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-bb

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 27 luglio 2017, n. 18728

è infondata l’eccezione di tardivita’ del ricorso per cassazione, atteso che la deroga prevista dall’articolo 92 ord. giud., richiamato dalla L. n. 742 del 1969, articolo 3, con riguardo alle cause relative alla dichiarazione e alla revoca dei fallimenti, non si estende alle altre controversie in materia fallimentare come l’opposizione allo stato passivo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-bq

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 31 luglio 2017, n. 19003

nel giudizio di opposizione allo stato passivo non opera, nonostante la sua natura impugnatoria, la preclusione di cui all’articolo 345 c.p.c., in materia di ius novorum, con riguardo alle nuove eccezioni proponibili dal curatore, in quanto il riesame, a cognizione piena, del risultato della cognizione sommaria proprio della verifica, demandato al giudice dell’opposizione, se esclude l’immutazione del thema disputandum e non ammette l’introduzione di domande riconvenzionali della curatela, non ne comprime tuttavia il diritto di difesa, consentendo, quindi, la formulazione di eccezioni non sottoposte all’esame del giudice delegato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-mT

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 1 giugno 2017, n. 13888

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, l’opponente e’ tenuto, a pena di decadenza, solo ad indicare specificatamente in seno al ricorso i documenti gia’ prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato; ne consegue che, in difetto di produzione del documento indicato specificatamente in ricorso, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo della procedura fallimentare ove esso e’ custodito.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1405

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 1 giugno 2017, n. 13886

Il decreto di esecutivita’ dello stato passivo anche per le insinuazioni tardive e’, in altri termini, l’esclusivo e tipico provvedimento di contenuto precettivo, che attribuisce forza autoritativa alle decisioni assunte nelle fasi che lo hanno preceduto e preparato; laddove i precedenti provvedimenti sono, invece, elementi interni alla fattispecie progressiva in cui si scandisce la procedura di accertamento del passivo, destinato a chiudersi e ad acquistare giuridica rilevanza solo con il suddetto decreto di esecutivita’ ed insuscettibili, percio’, sia di autonoma efficacia lesiva, sia di anticipata impugnativa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1407

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 18 maggio 2017, n. 12549

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, l’opponente e’ tenuto, a pena di decadenza, solo ad indicare specificatamente in seno al ricorso i documenti gia’ prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato; ne consegue che, in difetto di produzione del documento indicato specificatamente in ricorso, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo della procedura fallimentare ove esso e’ custodito.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1310

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 18 maggio 2017, n. 12548

Il documento probatorio, dunque, una volta “depositato” dal creditore, entra a far parte dell’unico fascicolo della procedura e unitamente ad esso e’ destinato ad essere necessariamente acquisito alla stregua di qualsiasi atto contenuto nel fascicolo d’ufficio- nella sfera cognitiva del giudice dell’impugnazione, alla sola condizione che sia stato specificamente indicato nel ricorso in opposizione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1312

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 20 aprile 2017, n. 10041

In tema di accertamento del passivo fallimentare, le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest’ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, ne’ la sottoscrizione per ricevuta apposta dal lavoratore implica, in modo univoco, l’intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-cT

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 14 marzo 2017, n. 6524

in tema di opposizione allo stato passivo dell’amministrazione straordinaria, anche nella disciplina successiva al Decreto Legislativo n. 5 del 2006, e’ pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare, L. Fall., ex articolo 96, sicche’, ove il creditore abbia opposto il provvedimento di parziale esclusione del diritto vantato dallo stato passivo, senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il commissario straordinario si sia costituito ed abbia contestato il difetto di legittimazione attiva, il giudice dell’opposizione non puo’, “ex officio”, rivalutare la legittimazione del creditore ed escludere la qualita’ del credito richiesta, in base ad una rivalutazione dei fatti gia’ oggetto di quel provvedimento e non contestata nei termini e nelle forme di legge, in quanto coperta dal predetto giudicato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1160

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 6 marzo 2017, n. 5596

ai sensi della L. Fall., articolo 99, comma 11, il termine per il deposito di memorie conclusive – lo si evince dall’inciso “eventualmente assegnato” contenuto nella detta norma – può essere accordato o meno dal giudice secondo una valutazione discrezionale, avuto riguardo all’andamento del giudizio, che potrebbe anche rendere superflua una appendice scritta.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1174

 

Reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 26 aprile 2018, n. 10128

la notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi della L. Fall., articolo 18, comma 13, dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC), Decreto Legge n. 179 del 2012, ex articolo 16, comma 4, conv., con modif, dalla L. n. 221 del 2012, e’ idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione in cassazione L. Fall., ex articolo 18, comma 14, non ostandovi il nuovo testo dell’articolo 133 c.p.c., comma 2, come novellato dal Decreto Legge n. 90 del 2014, conv., con modif., dalla L. n. 114 del 2014, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non e’ idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’articolo 325 c.p.c.”; la medesima circostanza non e’ contraddetta dal richiamo, formulato in esordio dal ricorrente, alla diversa data del 5.7.2016 quale momento di successivo adempimento di notifica tramite ufficiale giudiziario, questa non operando quale atto sostitutivo – ne’ materialmente, ne’ per univoca portata giuridica – della notifica a mezzo PEC gia’ attuata dall’ufficio della corte d’appello al domicilio eletto dal reclamante (OMISSIS) presso lo studio del legale (OMISSIS), cosi’ come indicato nell’atto introduttivo ex art.125 co. 1 c.p.c. e riportato in sentenza come “indirizzo telematico.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6584

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 6 novembre 2017, n. 26276

nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, quale disciplinato dalla L. Fall., articolo 18 (nel testo novellato dal Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169), il termine per la costituzione della parte (nella specie, la resistente curatela fallimentare) e’ perentorio, anche in mancanza di un’espressa dichiarazione normativa, senza che tuttavia il suo mancato rispetto implichi decadenza della parte che vi sia incorsa dal diritto di opporsi al predetto reclamo, potendo dunque essa intervenire nel relativo procedimento con le limitazioni che la tardivita’ determina per la formulazione di determinate difese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-2147

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 ottobre 2017, n. 24174

i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una societa’ di persone non sono litisconsorti necessari nel procedimento di fallimento in estensione; sono invece litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, e cio’ in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1018

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 20 aprile 2017, n. 9976

il giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa del fallimento non incontra i limiti previsti dagli articoli 342, 345 c.p.c., ma ha natura pienamente devolutivi di tutte le questioni controverse che siano state riproposte nel grado (Cass. nn. 6306/014, 6835/014). Ne consegue che, qualora il fallimento sia stato dichiarato a seguito della revoca dell’ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, ed il reclamante impugni la statuizione di revoca, la cognizione del giudice ad quem non resta circoscritta all’esame delle specifiche censure che formano oggetto dei motivi di impugnazione, ma si estende all’intero tema controverso, ovvero alla verifica della ricorrenza di tutti i presupposti di ammissibilita’ della procedura minore ancora in contestazione fra le parti; e tale verifica va compiuta, eventualmente avvalendosi dei poteri officiosi previsti dalla L. Fall., articolo 18, comma 10, tenendo conto anche dei fatti non allegati nel corso del procedimento svoltosi dinanzi al giudice di primo grado, o da quest’ultimo non rilevati, o ritenuti assorbiti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1202

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 28 giugno 2017, n. 16180

Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento hanno rilievo esclusivamente i fatti esistenti al momento della sua decisione e non quelli sopravvenuti, perche’ la pronuncia di revoca del fallimento, cui il reclamo tende, presuppone l’acquisizione della prova che non sussistevano i presupposti per l’apertura della procedura alla stregua della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne aperta; ne discende che la rinuncia all’azione o desistenza del creditore istante, che sia intervenuta dopo la dichiarazione di fallimento, e’ irrilevante perche’ al momento della decisione del tribunale sussisteva ancora la sua legittimazione all’azione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1364

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 30 gennaio 2017, n. 2235

Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, quale disciplinato dalla L. Fall., articolo 18 (nel testo novellato dal Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169), il termine per la costituzione della parte (anche nella specie, la resistente curatela fallimentare) pur essendo perentorio, anche in mancanza di un’espressa dichiarazione normativa, non e’ tale per cui il suo mancato rispetto implichi decadenza – della parte che vi sia incorsa – dal diritto di opporsi al predetto reclamo, potendo dunque essa intervenire nel relativo procedimento con le sole limitazioni che la tardivita’ determina per la formulazione di determinate difese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1075

 

Effetti della dichiarazione di fallimento: sui rapporti pendenti, sui giudizi pendenti e verso i terzi.

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16566

ai fini dell’opponibilita’, al fallimento del cedente, delle cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto o dal medesimo accettate con atto di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento ai sensi dell’articolo 2914 c.c., n. 2, non e’ necessario che la notifica al debitore ceduto venga eseguita a mezzo ufficiale giudiziario, costituendo quest’ultima una semplice species (prevista esplicitamente dal codice di rito per i soli atti processuali) del piu’ ampio genus costituito dalla notificazione intesa come attivita’ diretta a produrre la conoscenza di un atto in capo al destinatario: con la conseguenza che, ai fini tanto dell’articolo 1264, che dell’articolo 1265 c.c. e articolo 2914 c.c., n. 2, la notificazione della cessione (cosi’ come il correlativo atto di accettazione), non identificandosi con quella effettuata ai sensi dell’ordinamento processuale, costituisce atto a forma libera, non soggetto a particolari discipline o formalita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9124

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 9 febbraio 2016, n. 2538

il concedente, in caso di fallimento dell’utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, puo’ soddisfarsi sul bene oggetto del contratto di locazione finanziaria al di fuori del concorso, previa ammissione del credito al passivo fallimentare essendo egli destinato ad essere soddisfatto al di fuori del riparto dell’attivo, mediante vendita del bene (analogamente al creditore pignoratizio e a quello garantito da privilegio speciale L.F., ex articolo 53), con esenzione dal concorso sostanziale, ma non dal concorso formale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=8550

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16566

ai fini dell’opponibilita’, al fallimento del cedente, delle cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto o dal medesimo accettate con atto di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento ai sensi dell’articolo 2914 c.c., n. 2, non e’ necessario che la notifica al debitore ceduto venga eseguita a mezzo ufficiale giudiziario, costituendo quest’ultima una semplice species (prevista esplicitamente dal codice di rito per i soli atti processuali) del piu’ ampio genus costituito dalla notificazione intesa come attivita’ diretta a produrre la conoscenza di un atto in capo al destinatario: con la conseguenza che, ai fini tanto dell’articolo 1264, che dell’articolo 1265 c.c. e articolo 2914 c.c., n. 2, la notificazione della cessione (cosi’ come il correlativo atto di accettazione), non identificandosi con quella effettuata ai sensi dell’ordinamento processuale, costituisce atto a forma libera, non soggetto a particolari discipline o formalita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9124

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Ordinanza 19 aprile 2018, n. 9624

In tema di espropriazione forzata di crediti presso terzi, tanto prima che successivamente alla riforma del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo dalla L. n. 228 del 2012, si deve escludere che, qualora sopraggiunga nel corso del suo svolgimento ed in una situazione nella quale il processo esecutivo sia pendente sebbene sospeso in ragione della sua pendenza, l’articolo 51 della legge fallimentare possa giustificare la sua improcedibilita’. Deve, altresi’, escludersi che l’improcedibilita’ del processo esecutivo ai sensi dell’articolo 51 costituisca situazione di sopravvenuta carenza del requisito dell’interesse ad agire rispetto allo svolgimento del giudizio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6561

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 18 aprile 2018, n. 9578

la dichiarazione di fallimento determina l’automatica interruzione del processo, con termine trimestrale per la sua riassunzione che decorre dalla data della conoscenza “legale” dell’evento, estesa, per la curatela fallimentare, anche alla conoscenza della pendenza del processo ed acquisita, quindi, non in via di mero fatto, ma per il tramite di una dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo, assistita da fede privilegiata (cfr. Cass. n. 5650 del 2013; Cass. n. 6331 del 2013; Cass. 27165 del 2016), senza che abbia alcuna efficacia, a tal fine, il momento nel quale venga adottato e conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell’intervenuta interruzione, avente natura meramente ricognitiva.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6540

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 23 febbraio 2018, n. 4454

Orbene, della L. 20 marzo 1865, n. 2248, articoli 340, 341 e 345, all. F, si limitano ad attribuire alla PA appaltante il potere di risolvere il contratto nei casi in cui, a suo discrezionale giudizio, ritenga che l’appaltatore sia inadempiente. Tali disposizioni non possono, pero’, ritenersi applicabili senz’altro nell’ipotesi di fallimento dell’appaltatore, salvo che non si sia verificato un precedente inadempimento dello stesso che legittimi l’esercizio del detto potere.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4265

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 13 febbraio 2018, n. 3436

benche’, ai sensi della L. 7 ottobre 1969, n. 712, articolo 1, i giudizi per l’accertamento dei crediti concorsuali non si sottraggano, in via generale, alla regola della sospensione dei termini durante il periodo la sospensione non opera in quelli in cui si controverta dell’ammissione allo stato passivo di crediti nascenti dal rapporto di lavoro, che, pur dovendo essere trattati con il rito fallimentare, sono assoggettati al diverso regime previsto dal combinato disposto del Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12, articolo 92 ed la L. n. 742 del 1969 cit., articolo 3, in ragione della materia che ne forma oggetto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3969

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 L civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3153

dalla sospensione del rapporto che si verifica (e cfr., al riguardo, Cass. n. 7473/2012) in caso di fallimento del datore di lavoro – ove vi sia cessazione dell’attivita’ aziendale -, non deriva in via automatica del rapporto stesso l’estinzione, invece affermata (peraltro senza motivazione) nel dispositivo della sentenza impugnata, con inevitabile – ma ingiusta – valenza preclusiva del diritto alle retribuzioni una volta (e se) venuta meno, con accertamento di merito non consentito in sede di legittimita’, la sospensione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4138

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 14 febbraio 2018, n. 3602

in caso di fallimento del debitore gia’ assoggettato ad espropriazione presso terzi, l’azione con la quale il curatore fa valere l’inefficacia, ai sensi della L. Fall., articolo 44, del pagamento eseguito dal “debitor debitoris” al creditore assegnatario, ha ad oggetto un atto estintivo di un debito del fallito, a lui riferibile in quanto effettuato con il suo denaro e in sua vece, sicche’ va esercitata nei soli confronti delraccipiens”, ossia di colui che ha effettivamente beneficiato dell’atto solutorio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3937

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 14 febbraio 2018, n. 3671

l’articolo 72-quater legge fall. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia gia’ anteriormente risolto, occorre distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo: per quest’ultimo e’ da utilizzare, in via analogica, l’articolo 1526 cod. civ., con l’ulteriore conseguenza che, in tal caso, il concedente ha l’onere, se intenda insinuarsi al passivo del fallimento, di proporre la corrispondente domanda completa in tutte le sue richieste nascenti dall’applicazione della citata norma.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=5202

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3086

il conto corrente bancario, quale contratto, lato sensu, di mandato (consistendo il servizio di cassa che ne forma oggetto appunto nel ricevere, per conto del mandante, accrediti o nell’effettuare, per conto del medesimo, pagamenti), si scioglie per effetto del fallimento del correntista (cfr. L. Fall., articolo 78) e l’utilizzazione del conto, cioe’ le operazioni concretamente eseguite, gli ordini del correntista, i correlativi atti esecutivi della banca restano colpiti dalla sanzione di inefficacia di cui alla L. Fall., articolo 44.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=4162

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile Ordinanza 25 gennaio 2018, n. 1948

la perdita della capacita’ processuale del fallito nel periodo compreso tra la dichiarazione di fallimento e la chiusura della procedura non e’ assoluta, ma relativa, con la conseguenza che il creditore puo’ convenire in giudizio il fallito personalmente, per chiedere nei suoi confronti la condanna al pagamento di un credito estraneo alla procedura fallimentare, da far valere subordinatamente al ritorno “in bonis” del convenuto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3563

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 17 gennaio 2018, n. 1073

gli effetti della sentenza di fallimento, la cui esecutivita’ in via provvisoria (L. Fall., articolo 16, comma 2) non e’ suscettibile di sospensione (articolo 18, comma 3), vengono meno solo con il passaggio in giudicato della sentenza che, accogliendo l’opposizione, la revoca.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3453

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 16 gennaio 2018, n. 826

nella vendita con riserva di proprieta’ in corso al momento della dichiarazione di fallimento del compratore, il venditore puo’ richiedere la restituzione della cosa nell’ipotesi di scioglimento del contratto, quando ancora il curatore non si sia avvalso della facolta’ di subentrare nel rapporto negoziale, oppure puo’ proseguire l’azione di risoluzione gia’ intrapresa nei confronti dell’acquirente successivamente fallito; non puo’, invece, dopo la dichiarazione di fallimento e ove il curatore si sia avvalso della facolta’ di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso – ancorche’ fondata su clausola risolutiva espressa – per il pregresso inadempimento del fallito, perche’ il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest’ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori, con l’effetto che la pronunzia di risoluzione non puo’ produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, i quali sarebbero lesivi della “par condicio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3440

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 9 ottobre 2017, n. 23581

Tale lettura dell’articolo 2560 c.c. trova indiretta conferma nell’articolo 104 bis, u.c., L. Fall., il quale stabilisce oggi che la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende, non comporta la responsabilita’ della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2112 e 2560 c.c.: il che vai quanto dire, per l’appunto, che, pur nell’ipotesi di affitto di azienda attuato nell’ambito della procedura concorsuale, in mancanza di detta norma di contenuto derogatorio, si applicherebbe l’articolo 2560 c.c. il quale determinerebbe, all’esito della retrocessione dell’azienda affittata, la responsabilita’ della procedura per i debiti sorti a carico dell’affittuario.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1484

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile Sentenza 10 aprile 2017, n. 9146

La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l’inammissibilita’ delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e comunque l’improcedibilita’ del separato giudizio di omologazione in corso, perche’ l’eventuale giudizio di reclamo ex articolo 18 L.F. assorbe l’intera controversia relativa alla crisi dell’impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude in ogni caso il concordato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1218

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 1 marzo 2017, n. 5288

la L.Fall., articolo 43, comma 3, stabilisce che l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo, va infatti interpretato nel senso che, intervenuto il fallimento, l’interruzione e’ sottratta all’ordinario regime dettato in materia dall’articolo 300 c.p.c. (e’, cioe’, automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dall’evento), ma non anche nel senso che la parte non fallita e’ tenuta alla riassunzione del processo nei confronti del curatore indipendentemente dal fatto che l’interruzione sia stata o meno dichiarata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1162

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 1 marzo 2017, n. 5255

la domanda di accertamento di un credito o di condanna al pagamento contro il fallito e’ inammissibile o improcedibile, in guanto soggetta al rito speciale ed esclusivo previsto dalla L.Fall., articoli 93 ss., restando esclusa la possibilita’ di sospendere il giudizio di opposizione allo stato passivo, nel caso in cui sia pendente altro giudizio in sede ordinaria per l’accertamento del medesimo credito verso la societa’ in bonis, poi fallita.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1164

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 31 gennaio 2017, n. 2495

in tema di giudizio di cassazione, l’intervenuta modifica della L. Fall., articolo 43, per effetto del Decreto Legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, articolo 41, nella parte in cui recita che l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo, non comporta una causa di interruzione del giudizio in corso in sede di legittimita’ posto che in quest’ultimo, che e’ dominato dall’impulso d’ufficio, non trovano applicazione le comuni cause di interruzione del processo previste in via generale dalla legge.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1069 

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 3 gennaio 2017, n. 43

Qualora l’imprenditore abbia conferito ad altri l’amministrazione dei suoi beni, in forza di mandato generale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario della legittimazione all’opposizione avverso la dichiarazione di fallimento, atteso che il relativo potere, in quanto diretto a rivendicare al fallito l’amministrazione e la disponibilità del suo patrimonio, è compreso in detto mandato generale, e non viene meno a causa dello scioglimento del rapporto di mandato, che non è previsto dall’art 78 l.fall. – anche nel testo attualmente vigente, così come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006 – come effetto della dichiarazione di fallimento, la cui operatività deve ritenersi limitata alle attività che il fallito stesso non può più compiere.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-bo

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 9 giugno 2017, n. 14487

Il curatore fallimentare del promittente venditore di un immobile non puo’ sciogliersi dal contratto preliminare ai sensi della L. Fall., articolo 72 con effetto verso il promissario acquirente ove questi abbia trascritto prima del fallimento la domanda ex articolo 2932 c.c. e la domanda stessa sia stata accolta con sentenza trascritta, in quanto, a norma dell’articolo 2632 c.c., n. 2, la trascrizione della sentenza di accoglimento prevale sull’iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-cH

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 10 agosto 2017, n. 19947

in caso di fallimento del debitore gia’ assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal “debitor debitoris” al creditore che abbia ottenuto l’assegnazione del credito pignorato ex articolo 553 c.p.c., e’ inefficace, ai sensi della L.Fall., articolo 44, se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo rilievo, a tal fine, l’anteriorita’ dell’assegnazione, che, disposta “salvo esazione”, non determina l’immediata estinzione del debito dell’insolvente, sicche’ l’effetto satisfattivo per il creditore procedente e’ rimesso alla riscossione del credito, ossia ad un pagamento che, perche’ eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, subisce la sanzione dell’inefficacia. Ed invero, fatta eccezione per l’ipotesi prevista dalla L.Fall., articolo 56, il principio della “par condicio creditorum”, la cui salvaguardia costituisce la “ratio” della sottrazione al fallito della disponibilita’ dei suoi beni, e’ violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, anche indirettamente, effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo, dovendosi ricondurre a tale categoria il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito destinatario dell’assegnazione coattiva del credito ex articolo 553 c.p.c., la cui valenza estintiva opera, oltre che per il suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche per quello del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest’ultimo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-936

 

Posizione del curatore fallimentare

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile  Ordinanza 31 maggio 2017, n. 13762

Il curatore fallimentare che agisca giudizialmente per ottenere il pagamento di una somma già dovuta al fallito esercita un’azione rinvenuta nel patrimonio di quest’ultimo, collocandosi nella medesima sua posizione, sostanziale e processuale, sicchè il terzo convenuto in giudizio dal curatore può legittimamente opporgli tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all’imprenditore fallito, comprese le prove documentali e senza i limiti di cui all’art. 2704 c.c. Ne deriva che, in caso di chiusura del fallimento per concordato fallimentare, l’assuntore che prosegua o intraprenda analoghe iniziative giudiziarie verso il terzo viene a trovarsi nella medesima posizione processuale che aveva o avrebbe avuto il curatore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link : https://wp.me/p9gsqP-bL

Corte di Cassazione, Sezione Tributaria civile Sentenza 11 maggio 2017, n. 11618

In tema di accertamento dei redditi in forma societaria, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 597, articolo 5 (ora Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 5), se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione e’ intervenuta, l’accertamento tributario deve essere notificato non solo al curatore- in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare o, comunque, della loro idoneita’ ad incidere sulla gestione dei beni e delle attivita’ acquisiti al fallimento- ma anche al contribuente, il quale, restando esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, conseguenti alla definitivita’ dell’atto impositivo, e’ eccezionalmente abilitato ad impugnarlo, nell’inerzia degli organi fallimentari, non potendo attribuirsi carattere assoluto alla perdita della capacita’ processuale conseguente alla dichiarazione di fallimento, che puo’ essere eccepita esclusivamente dal curatore, nell’interesse della massa dei creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1332

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 3 maggio 2017, n. 10724

E’ errato altresi’ il riferimento alla non contestazione ed anzi al riconoscimento da parte del Curatore degli estratti conto dell’ultimo biennio, atteso che non si applicano nei confronti del Curatore gli articoli 1832 c.c. e articolo 119 t.u.b., stante la posizione di terzieta’ dello stesso rispetto al rapporto banca-correntista (sul principio, si richiama la pronuncia Cass. 9/5/2001, n. 6465, che ha affermato che l’istituto di credito, il quale prospetti una sua ragione di credito verso il fallito derivante da un rapporto obbligatorio regolato in conto corrente e ne chieda l’ammissione allo stato passivo, ha l’onere, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, di dare pie prova del suo credito, assolvendo al relativo onere secondo il disposto della norma generale dell’articolo 2697 c.c. attraverso la documentazione relativa allo svolgimento del conto, senza poter pretendere di opporre al curatore, stante la sua posizione di terzo, gli effetti che, “ex” articolo 1832 c.c., derivano, ma soltanto tra le parti del contratto, dall’approvazione anche tacita del conto da parte del correntista, poi fallito, e dalla di lui decadenza dalle impugnazioni e in senso conforme, la successiva pronuncia del 20/1/2006, n. 1543).
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-bP

 

Revocatoria fallimentare artt. 66 e 67 LeggeFallimentare.

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16565

in tema di revocatoria fallimentare, la rimessa in conto corrente bancario effettuata con denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno ormai consolidatosi in favore della stessa banca e’ revocabile, ai sensi dell’articolo 67 l.fall., non assumendo alcun rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l’eventus damni deve considerarsi in re ipsa, consistendo nella lesione della par condicio creditorum ricollegabile all’uscita del bene dalla massa in forza dell’atto dispositivo, e non potendosi escludere a priori il pregiudizio delle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuatisi in seguito al passivo.
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Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 18 giugno 2018, n. 16079

 ai fini dell’azione di inefficacia di cui alla L. Fall., articolo 64, atti a titolo gratuito non sono solo quelli posti in essere per spirito di liberalita’, che e’ requisito necessario della donazione, ma anche gli atti caratterizzati semplicemente da una prestazione in assenza di corrispettivo, cosicche’, l’attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell’altro coniuge in vista della loro separazione, va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9524

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 18 giugno 2018, n. 15958

L’azione proposta ai sensi dell’articolo 1526 c.c., avendo come fondamento la circostanza che il contratto era stato gia’ risolto in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento, non poteva (e non puo’) considerarsi attratta dal foro fallimentare (L. Fall., articolo 24). Il principio per cui spetta alla competenza del tribunale fallimentare, ai sensi della L. Fall., articolo 24, l’azione restitutoria promossa dal curatore fallimentare in ordine alle somme corrisposte dal fallito in bonis in esecuzione di un contratto di leasing finanziario, che si prospetti riconducibile alla disciplina dell’articolo 1526 c.c., vale solo ove l’azione sia stata proposta a seguito di dichiarazione di scioglimento dal contratto ai sensi dell’articolo 72 della stessa legge. Solo in tal caso infatti e’ possibile dire che l’azione, rispetto all’ambito applicativo della L. Fall., articolo 24, derivi dal fallimento, poiche’ il fondamento del principio e’ che non osta all’attrazione al foro fallimentare la circostanza che, sul piano sostanziale, il credito restitutorio, operando lo scioglimento con effetti ex tunc, abbia quale fatto costitutivo il venir meno del contratto ab origine. Ove pero’ l’azione non consegua allo scioglimento operato dal curatore, ma a risoluzione gia’ avvenuta prima del fallimento, il richiamato principio non puo’ operare perche’ l’azione stessa va annoverata tra quelle gia’ esistenti nel patrimonio del fallito. Come tale, essa non nasce dal fallimento e dunque sfugge alla regola di cui alla L. Fall., articolo 24 e alla sua ratio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9548

Tribunale Pordenone, civile Sentenza 21 giugno 2018, n. 500

l’esenzione dall’azione revocatoria di cui all’art. 67, comma 3, lettera a), L.F. opera sul piano oggettivo senza alcuna rilevanza degli stati soggettivi dell’accipiens, e la locuzione “pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso” va intesa come comprensiva sia della qualità e tipologia del pagamento, che deve risultare effettuato con un mezzo fisiologico ed ordinario, sia del dato cronologico del tempo del pagamento, con la conseguenza che per l’operatività di siffatta esenzione occorre che il pagamento sia stato eseguito, oltre che con mezzi ordinari, nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti”; si è precisato che “ai fini dell’esenzione dall’azione revocatoria prevista dall’art. 67, terzo comma, lett. a), R.D. n. 267 del 1942 (legge fallimentare), per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso, quest’ultima espressione involge sia il profilo delle modalità, sia quello del tempo del pagamento. La causa di esenzione in parola postula dunque l’utilizzo dei mezzi solutori ordinari ed il rispetto dei termini di pagamento originariamente convenuti tra le parti, ovvero resi oggetto di convenzione successiva, esplicitata ovvero chiaramente desumibile dall’analisi del comportamento delle parti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9326

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16565

 in tema di revocatoria fallimentare, la rimessa in conto corrente bancario effettuata con denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno ormai consolidatosi in favore della stessa banca e’ revocabile, ai sensi dell’articolo 67 l.fall., non assumendo alcun rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l’eventus damni deve considerarsi in re ipsa, consistendo nella lesione della par condicio creditorum ricollegabile all’uscita del bene dalla massa in forza dell’atto dispositivo, e non potendosi escludere a priori il pregiudizio delle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuatisi in seguito al passivo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9126

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 24 aprile 2018, n. 10117

a favore dell’imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l’articolo 1460 c.c., sull’eccezione di inadempimento, ma anche l’articolo 1461 c.c., sulla facolta’ di sospendere l’esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell’altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l’obbligo, posto dall’articolo 2597 c.c., di contrattare e di osservare parita’ di trattamento. L’applicabilita’ di detto articolo 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticita’ nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell’anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell’utente, con la consapevolezza del suo stato d’insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui alla L. Fall., articolo 67, comma 2, non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell’articolo 2597 c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6582

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 18 aprile 2018, n. 9565

In tema di revocatoria ordinaria esercitata dal fallimento, non puo’ trovare applicazione la regola secondo cui, a fronte dell’allegazione, da parte del creditore, delle circostanze che integrano l’eventus damni, incombe sul debitore l’onere di provare che il patrimonio residuo e’ sufficiente a soddisfare le ragioni della controparte, in quanto, da un lato, il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori sia il debitore fallito e, dall’altro, in ossequio al principio della vicinanza della prova, tale onere non puo’ essere posto a carico del convenuto, beneficiario dell’atto impugnato, che non e’ tenuto a conoscere l’effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa: ne consegue che in tale evenienza lo stesso fallimento e’ onerato di fornire la prova che il patrimonio residuo del debitore fallito era di dimensioni tali, in rapporto all’entita’ della propria complessiva esposizione debitoria, da esporre a rischio il soddisfacimento dei creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6558

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 6 aprile 2018, n. 8495

Occorre premettere che l’azione revocatoria esercitata dal curatore fallimentare, si sensi della L. Fall., articolo 66, comma 2, nei confronti di terzi aventi causa del primo acquirente del fallito, pur presupponendo l’esercizio della revocatoria fallimentare nei confronti dell’atto dispositivo posto in essere dal fallito che e’ all’origine della catena dei trasferimenti, e la conseguente dichiarazione d’inefficacia di tale atto, e’ una revocatoria ordinaria, il cui accoglimento presuppone l’accertamento della mala fede del sub-acquirente consistente nella consapevolezza della revocabilita’, ai sensi della L. Fall., articolo 67, del trasferimento intervenuto tra il primo dante causa ed il debitore fallito a nulla rilevando che la sentenza dichiarativa di fallimento o la domanda revocatoria del curatore siano state trascritte prima o dopo l’atto stipulato dai terzi aventi causa dal primo acquirente del fallito.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4507

l’esistenza di una pluralita’ di debiti garantiti da un medesimo ed unico pegno non osta alla revocabilita’ di detto pegno, ove ne ricorrano le condizioni anche con riferimento ad uno solo dei debiti garantiti, perche’ la garanzia opera per intero con riguardo a ciascun debito. La revocabilita’ dell’atto di costituzione del pegno non puo’, d’altronde, che investire tale atto nella sua interezza, per cio’ stesso privando la banca del diritto di trattenere l’oggetto del pegno e di soddisfare su di esso le proprie ragioni creditorie, destinate invece a trovare collocazione nell’ambito del passivo chirografario della procedura concorsuale. La revoca non si riferisce al credito garantito dal pegno, bensi’ all’atto costitutivo della garanzia: ragion per cui essa necessariamente implica l’obbligo della banca di restituire l’intero pegno (o il suo equivalente monetario) indipendentemente dall’importo del debito (anche) a garanzia del quale detto pegno era sorto”, (Sez. 1, 1745/2008); si tratta di considerazioni – riprese anche da Cass. 27830/2017 – che, cosi’ come sviluppate da questa Corte avuto riguardo al petitum restitutorio, ben possono replicarsi allorche’ l’organo concorsuale persegua il diverso risultato del ripristino della par condicio creditorum – nel caso disconoscendo la causa prelatizia che l’altera nello stato passivo – che e’ comunque il fine proprio dell’istituto revocatorio, ordinario oltre che fallimentare, essendo comune per tale parte la causa petendi, ed indipendentemente dal suo esercizio se in forma di azione o eccezione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=7052

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 28 febbraio 2018, n. 4728

Il curatore fallimentare, ove promuova l’azione revocatoria ordinaria L. Fall., ex articolo 66 e articolo 2901 c.c., deve percio’ dimostrare, sotto il profilo dell’eventus damni, la consistenza del credito vantato dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito, la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell’atto pregiudizievole e lo svantaggioso mutamento, qualitativo o quantitativo, del patrimonio del debitore per effetto di tale atto; all’ esito dell’ assolvimento di questo onere probatorio l’ eventus damni potra’ ritenersi sussistente ove risulti che per effetto dell’ atto pregiudizievole sia divenuta oggettivamente piu’ difficoltosa I’ esazione del credito, in misura che ecceda la normale e fisiologica esposizione di un imprenditore verso i propri creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4095

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 21 febbraio 2018, n. 4195

nel caso di revocatoria fallimentare di atti solutori – quali sono pacificamente quelli in esame -, il soggetto chiamato alla restituzione delle somme ricevute, tenuto conto del fine che e’ proprio della revocatoria fallimentare, cioe’ di ristabilire la par condicio creditorum, non puo’ essere evidentemente che l’accipiens, inteso come colui che essendo creditore del fallito risulta beneficiario diretto dell’atto solutorio, non certo il suo rappresentante che si sia limitato ad incassare il denaro per farlo poi confluire nella piena disponibilita’ del rappresentato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4101

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3047

Il principio della diretta impugnazione al rappresentato degli effetti dell’atto posto in essere, in suo nome, dal rappresentante non comporta, nel caso di riscossione di somme da parte del mandatario, ancorche’ con rappresentanza, l’acquisto automatico delle stesse da parte del mandante, e cio’ in ragione della fungibilita’ del danaro, che fa di regola identificare nel detentore materiale di esso il dominus delle somme consegnate” (Cass. 12 maggio 2016, n. 9775; Cass. 31 marzo 2011, n. 7510). Con particolare riguardo la revocatoria fallimentare, poi, e’ stato parimenti affermato che: “La riscossione di somme da parte del mandatario per conto del mandante comporta l’obbligo, per il primo, di versamento delle stesse al preponente mediante un distinto atto di ritrasferimento, con la conseguenza che, intervenuto, medio tempore, il fallimento del mandatario, gli eventuali versamenti da questi compiuti in favore del mandatario nel cosiddetto “periodo sospetto” di cui alla L. Fall., articolo 67, comma 2, integrano gli estremi del pagamento di debiti liquidi ed esigibili revocabile ex articolo 67 legge citata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4166

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4513

qualora venga dichiarata la revoca L. Fall., ex articolo 67, dell’ipoteca, accessoria ad un mutuo, che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente, la pronuncia non comporta necessariamente l’esclusione dall’ammissione al passivo di quanto erogato per il suddetto mutuo, essendo l’ammissione incompatibile con le sole fattispecie della simulazione e della novazione, e non anche con quella del negozio indiretto, poiche’, in tal caso, la stessa revoca dell’intera operazione – e, quindi, anche del mutuo – comporterebbe pur sempre la necessita’ di ammettere al passivo la somma (realmente) erogata in virtu’ del mutuo revocato, e cio’ in quanto all’inefficacia del contratto conseguirebbe la necessita’ della restituzione delle somme effettivamente erogate al mutuante, sia pure in moneta fallimentare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=7049

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4506

l’esistenza di una pluralita’ di debiti garantiti da un medesimo ed unico pegno non osta alla revocabilita’ di detto pegno, ove ne ricorrano le condizioni anche con riferimento ad uno solo dei debiti garantiti, perche’ la garanzia opera per intero con riguardo a ciascun debito. La revocabilita’ dell’atto di costituzione del pegno non puo’, d’altronde, che investire tale atto nella sua interezza, per cio’ stesso privando la banca del diritto di trattenere l’oggetto del pegno e di soddisfare su di esso le proprie ragioni creditorie, destinate invece a trovare collocazione nell’ambito del passivo chirografario della procedura concorsuale. La revoca non si riferisce al credito garantito dal pegno, bensi’ all’atto costitutivo della garanzia: ragion per cui essa necessariamente implica l’obbligo della banca di restituire l’intero pegno (o il suo equivalente monetario) indipendentemente dall’importo, del debito (anche) a garanzia del quale detto pegno era sorto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=4722

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 14 febbraio 2018, n. 3673

in tema di revocatoria fallimentare, la restituzione al venditore di merci acquistate e non ancora pagate, eseguita dal compratore al fine di estinguere ogni pregresso rapporto, costituisce per l’appunto una datio in solutum qualificabile come mezzo anormale di pagamento ai sensi dell’articolo 67, comma 1, legge fall. (Cass. n. 193-01, Cass. n. 9690-00; Cass. n. 5356-99); sicche’, per sfuggire alla revocatoria, grava in tal caso sul convenuto l’onere della prova della condizione di inscientia decoctionis.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=5198

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3085

la possibilità, per il monopolista, di sospendere, il servizio prestato in favore della fallita comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell’anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell’utente, con la consapevolezza del suo stato d’insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui alla L. Fall., articolo 67, comma 2, non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6688

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 1 febbraio 2018, n. 2510

in tema di revocatoria fallimentare di rimesse di conto corrente bancario in cui sia stata dalla banca eccepita la natura non solutoria della rimessa per l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che, appunto a fronte di tale eccezione, la banca medesima ha l’onere di dimostrare la stipulazione del contratto richiamato; tale prova – si e’ detto – puo’ essere fornita per facta concludentia nel (solo) caso in cui risulti applicabile la deroga al requisito della forma scritta, prevista nelle disposizioni adottate dal Cicr e dalla Banca d’Italia ai sensi dell’articolo 117 T.u.b.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2959

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 10 gennaio 2018, n. 377

Posta l’inefficacia della fideiussione ex articolo 2384 cod. civ., che la sentenza della Corte territoriale ha riscontrato, questa non puo’ costituire valido titolo per un pagamento (parziale, non meno che se fatto per l’intero). Esso, dunque, rientra di per se’ stesso nell’ambito dell’area coperta dalla normativa dell’indebito, la’ dove l’azione revocatoria per definizione suppone la sussistenza di un titolo valido per il pagamento che sia stato effettuato (ed e’ diretta alla caducazione della sua efficacia a mezzo della pronuncia che la venga ad accogliere).
D’altra parte, e’ indirizzo acquisito di questa Corte che – nel caso di decreto ingiuntivo non ancora diventato definitivo al momento della dichiarazione fallimentare, secondo quanto avvenuto nel caso di specie – “il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova piu’ alcuna giustificazione, ne’ nel titolo, divenuto inefficace, ne’ nel credito, contestato e non accertato”
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2261

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 22 novembre 2017, n. 27830

In tema di revocatoria fallimentare, gli atti costitutivi di titoli di prelazione per debiti preesistenti non scaduti, sono inefficaci ai sensi dell’articolo 67, comma 1, n. 3), L. Fall., anche in presenza di altri debiti preesistenti e gia’ scaduti ovvero contestualmente creati nei confronti del titolare della garanzia, restando l’atto pregiudizievole comunque inopponibile alla massa dei creditori per l’intera esposizione debitoria garantita.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1674

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 3 civile Ordinanza 9 novembre 2017, n. 26532

l’azione revocatoria fallimentare dei pagamenti attribuisce al curatore un diritto potestativo alla restituzione delle somme pagate in violazione della regola del concorso, che non muta la sua natura per il fatto di realizzarsi attraverso una sentenza costitutiva del tribunale fallimentare, o attraverso il riconoscimento del diritto medesimo, incondizionato o transattivo che sia, da parte dell’accipiente. Ne consegue che – a fronte di un contratto di fideiussione che preveda la sopravvivenza dell’obbligazione del fideiussore, nonostante il pagamento del debito da parte del debitore garantito, nel caso di revoca del pagamento stesso – il principio dell’interpretazione del contratto in base alla comune volonta’ delle parti, desumibile dal contenuto letterale delle loro dichiarazioni, non e’ violato dal giudice di merito che riferisca la previsione contrattuale, dell’eventuale revoca del pagamento, anche all’ipotesi di revoca accettata dal creditore accipiente, il quale restituisca agli organi del fallimento il pagamento ricevuto a seguito della conclusione di una transazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1789 

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 2 novembre 2017, n. 26063

la cessione di credito, quando “effettuata in funzione solutoria di un debito scaduto ed esigibile, si caratterizza come anomala rispetto al pagamento effettuato in danaro od altri titoli di credito equivalenti, in quanto il relativo processo satisfattorio non e’ usuale, alla stregua delle ordinarie transazioni commerciali”. Resta unicamente salva – si aggiunge – l’eventualita’ che la cessione sia stata nel concreto prevista come mezzo di “estinzione contestuale al sorgere del credito” al cui specifico soddisfacimento venga per l’appunto destinata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1880

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 2 novembre 2017, n. 26062

Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta, all’evidenza, che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina. Nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici – sotto il profilo dell’attribuzione patrimoniale – a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo, che trova titolo nell’assunzione negoziale di un obbligo di garanzia. E che risulta revocabile ex articolo 67, comma 2, al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1241

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 19 settembre 2017, n. 21708

in tema di azione revocatoria della costituzione del fondo patrimoniale per i bisogni della famiglia, la natura reale del vincolo di destinazione impresso dalla costituzione del fondo implica la necessita’ che la sentenza di revoca faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il vincolo stesso e’ stato costituito. Pertanto, nel giudizio promosso dal creditore personale al fine di revocare l’atto costitutivo del fondo al quale abbiano preso parte entrambi i coniugi, divenendo comproprietari dei beni vincolati, sussiste il litisconsorzio necessario dei suddetti stipulanti
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1594

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 7 luglio 2017, n. 16851

e’ revocabile, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, n. 2, l.fall., ed, in ogni caso, ex articolo 67, comma 2, l.fall., la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario ed il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un’operazione unitaria il cui fine ultimo e’ quello di azzerare la preesistente obbligazione. La garanzia ipotecaria non e’ espressione di autotutela preventiva, in quanto costituita per debito preesistente, in tutti i casi in cui il mutuatario non abbia ad acquisire contestualmente nuova disponibilita’ finanziaria, essendo, in tal caso, la garanzia associata ad un rischio di credito gia’ in atto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1560

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 5 maggio 2017, n. 10909

quando l’atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito, unica condizione per il suo esercizio e’ la conoscenza che il debitore abbia del pregiudizio delle ragioni creditorie, nonche’, per gli atti a titolo oneroso, l’esistenza di analoga consapevolezza in capo al terzo, la cui posizione, sotto il profilo soggettivo, va accomunata a quella del debitore. La relativa prova puo’ essere fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento e’ devoluto al giudice di merito ed e’ incensurabile in sede di legittimita’ ove congruamente motivato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1354

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 5 maggio 2017, n. 10903

il singolo creditore puo’ riassumere l’azione revocatoria ordinaria proposta, ai sensi della L. Fall., articolo 66, dal curatore fallimentare dopo l’interruzione determinata dalla perdita della capacita’ processuale dello stesso per intervenuta revoca del fallimento, giovandosi degli effetti sostanziali e processuali retroagenti alla data di notifica dell’atto di citazione originario.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1356

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 4 maggio 2017, n. 10827

l’azione revocatoria fallimentare, proposta con il rito camerale dalla curatela di un fallimento pronunciato nella vigenza dell’articolo 24, comma 2, L.F. ma dopo la sua avvenuta abrogazione ad opera del Decreto Legislativo n. 169 del 2007, articolo 3, comma 1, e’ inammissibile in applicazione del principio “tempus regit actum”, svolgendosi altrimenti il processo, ancor prima del suo inizio, secondo un rito ormai abrogato, tanto piu’ che l’articolo 22 del cd. decreto correttivo, recante la disciplina transitoria conseguente alla sua entrata in vigore, deve intendersi riferito, alla stregua della sua interpretazione letterale, alla regolamentazione propria delle “procedure concorsuali”, e dunque, sul piano processuale, ai soli procedimenti che tipicamente si innestano nel corso delle stesse, ma non anche alle controversie che, pur originando dal fallimento, sono regolate dalle legge speciale solo quanto all’esclusiva competenza a conoscerle del tribunale che ha emesso la sentenza dichiarativa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1358

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 13 aprile 2016, n. 7321

In questo caso, ove il mutuo ipotecario risulti stipulato a copertura di un’esposizione debitoria pregressa, il Fallimento, sussistendone i presupposti, ha la possibilita’ di impugnare l’intera operazione, ai sensi della L. Fall., articolo 67, in quanto diretta a estinguere con mezzi anormali la precedente obbligazione, e pure le rimesse effettuate con la provvista in quanto abbiano avuto carattere solutorio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-hy

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile Sentenza 28 febbraio 2017, n. 5054

La natura costitutiva (e non dichiarativa) dell’azione revocatoria non escluderebbe, infatti, di per se’ sola, la possibile retroattivita’ ex tunc degli effetti: normale, anzi, in talune azioni costitutive tipiche, quali quelle di risoluzione (articolo 1458 c.c.) o di annullamento di un contratto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1117

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 24 febbraio 2017, n. 4867

ai fini della revoca della vendita di propri beni effettuata dall’imprenditore, poi fallito entro un anno, ai sensi della L. Fall., articolo 67, comma 2 l’eventus damni e’ in re ipsa e consiste nel fatto stesso della lesione della par conditio creditorum, ricollegabile, per presunzione legale assoluta, all’uscita del bene dalla massa conseguente all’atto di disposizione; pertanto, grava sul curatore il solo onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell’acquirente, mentre e’ solo in seguito alla ripartizione dell’attivo che potra’ verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che successivamente all’esercizio dell’azione revocatoria potrebbero in tesi insinuarsi.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-2037

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 19 aprile 2016, n. 7745

deve ritenersi che la garanzia reale che sia prestata dal terzo in un momento successivo all’insorgenza del debito garantito, ove non risulti correlata ad un corrispettivo economicamente apprezzabile proveniente dal debitore principale o dal creditore garantito, e’ qualificabile come atto a titolo gratuito; ne consegue, in caso di sopravvenienza del fallimento del garante, che il suddetto atto resta soggetto, ai sensi della cennata L. Fall., articolo 64, alla sanzione di inefficacia contemplata per i negozi gratuiti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1090

 

Revocatoria Fallimentare elemento soggettivo scientia decoctionis

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4508

in tema di revocatoria fallimentare di compravendita stipulata in adempimento di contratto preliminare, l’accertamento dei relativi presupposti va compiuto con riferimento alla data del contratto definitivo, in quanto l’articolo 67 L.F. ricollega la consapevolezza dell’insolvenza al momento in cui il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla garanzia dei creditori, rendendo irrilevante lo stato soggettivo con cui e’ assunta l’obbligazione, di cui l’atto finale comporta esecuzione, salvo che ne sia provato il carattere fraudolento; inoltre, qualora nel momento fissato per la stipulazione del contratto definitivo, sussista pericolo di revoca dell’acquisto per la sopravvenuta insolvenza del promittente venditore, il promissario acquirente ha la facolta’ di non addivenire alla stipulazione, invocando la tutela dell’articolo 1461 c.c.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3983

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4505

al fine di vincere la presunzione di conoscenza dello stato d’insolvenza, posta dalla L. Fall., articolo 67, comma 1, n. 1 (nel testo “ratione temporis” vigente), grava sul convenuto l’onere della prova contraria, la quale non ha contenuto meramente negativo, e non puo’ quindi essere assolta con la sola dimostrazione dell’assenza di circostanze idonee ad evidenziare lo stato d’insolvenza, occorrendo invece la positiva dimostrazione che, nel momento in cui e’ stato posto in essere l’atto revocabile, sussistessero circostanze tali da fare ritenere ad una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza che l’imprenditore si trovava in una situazione di normale esercizio dell’impresa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=7054

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 13 febbraio 2018, n. 3453

la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore, della cui dimostrazione e’ onerata la curatela ai sensi della L. Fall., articolo 67, comma 2, sebbene debba essere effettiva e non potenziale, puo’ tuttavia essere provata anche attraverso indizi aventi i requisiti della gravita’, precisione e concordanza, quindi fondata su elementi di fatto che attengano alla conoscibilita’ dello stato di insolvenza, purche’ idonei a fornire la prova per presunzioni della conoscenza effettiva.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5342

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3081

in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria proposta L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la “scientia decoctionis” in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’ se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alla presunzione, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell'”accipiens” e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4543

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 2 novembre 2017, n. 26061

in tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato d’insolvenza dev’essere effettiva, e non meramente potenziale, ed affermando pertanto la necessita’ della prova di concreti elementi di collegamento tra la convenuta ed i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1236

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 ottobre 2017, n. 24172

la revocatoria fallimentare del pagamento di debiti del fallito ex articolo 67, comma 2, legge fall. e’ esperibile anche quando il pagamento sia stato effettuato dal terzo garante, purche’ risulti che questi, dopo aver pagato, abbia esercitato azione di rivalsa verso il debitore principale prima dell’apertura del fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1020

 

 Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 ottobre 2017, n. 24170

in materia di revocatoria fallimentare, posto che i protesti cambiari (e, piu’ in generale, i protesti di titoli di credito), in forza del loro carattere di anomalia rispetto al normale adempimento dei debiti d’impresa, potendo cagionare all’imprenditore la perdita del credito commerciale, s’inseriscono nel novero degli elementi rilevanti, in via indiziaria, agli effetti della prova presuntiva della scientia decoctionis da parte del terzo acquirente; e tuttavia quella sottostante rimane una presunzione semplice, che, in quanto tale, deve formare oggetto di valutazione concreta e puntuale da parte del giudice di merito, da compiersi in applicazione del disposto degli articoli 2727 e 2729 cod. civ.; pertanto, l’avvenuta pubblicazione di una pluralita’ di protesti a carico del fallito puo’ costituire presunzione tale da esimere il curatore dall’onere della prova che gli stessi fossero concretamente noti al convenuto in revocatoria, su quest’ultimo risultando, in tal caso, traslato l’onere di dimostrare il contrario e senza che, pero’, cio’ esima il giudicante dalla considerazione di rilevanza, caso per caso, del loro numero, qualita’, ammontare, collocazione cronologica, luogo di pubblicazione oltre che dello status professionale della parte che avrebbe dovuto averne conoscenza.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1024

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 ottobre 2017, n. 24165

In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo fideiussore sul conto corrente dell’imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell’articolo 67, comma 2, della legge fallimentare, quando risulti che attraverso la rimessa il terzo non ha posto la somma nella disponibilita’ giuridica e materiale del debitore, ma – senza utilizzare una provvista del debitore e senza rivalersi nei suoi confronti prima del fallimento – ha adempiuto in qualita’ di terzo fideiussore l’obbligazione di garanzia nei confronti della banca creditrice. Infatti, in questa ipotesi il pagamento e’ effettuato dal garante allo scopo di adempiere l’obbligazione di garanzia, autonoma, ancorche’ accessoria e di contenuto identico rispetto all’obbligazione principale, per evitare le conseguenze cui resterebbe esposto per effetto dell’inadempimento, mentre la modalita’ del pagamento non determina, di per se’, l’acquisizione della disponibilita’ della somma da parte del titolare del conto corrente – perche’ essa e’ soltanto contabile ed e’ priva di autonomia rispetto all’estinzione del debito da parte del terzo-, non incide sulla provenienza della somma dal terzo e sulla causa del pagamento (estinzione dell’obbligazione fideiussoria, in difetto di una diversa imputazione) e percio’ non viola la “par condicio credito rum””.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1031

 

Corte di Cassazione Sezione 1 civile Ordinanza 15 settembre 2017 n. 21460

Va ricordato che, in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la scientia decoctionis in capo al terzo, come conoscenza dello stato di insolvenza, e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’, se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell’accipiens e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-8J

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 25 agosto 2017, n. 20387

in tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma puo’ essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purche’ idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettivita’. La scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l’esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-b3

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 11 luglio 2017, n. 17149

in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria proposta L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la scientia decoctionis in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’ se adeguatamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alla presunzione, tenendo conto del parametro della comune prudenza, della ordinaria diligenza, della condizione professionale dell’accipiens e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-b5

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 11 luglio 2017, n. 17144

L’unico motivo di ricorso della e’ inammissibile, essendosi il giudice d’appello uniformato al principio secondo il quale, in tema di revocatoria fallimentare, ai sensi della L. Fall., articolo 67, comma 2, puo’ ritenersi provata dal curatore la scientia decoctionis dell’altra parte presuntivamente, alla stregua dell’avvenuta pubblicazione di una pluralita’ di protesti, si’ da esonerare il curatore dal provare che gli stessi fossero noti al convenuto in revocatoria, su quest’ultimo risultando, in tal caso, traslato l’onere di dimostrare il contrario.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-b9

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 23 febbraio 2017, n. 4762

una volta accertata la sproporzione tra il valore del bene e il prezzo e la applicabilita’ dei presupposti indicati dall’articolo 67, comma 1, n. 1 L. Fall., non e’ sufficiente per provare inscentia decoctionis la mera allegazione di non consapevolezza in capo all’acquirente della qualita’ di imprenditori commerciali dei venditori, tanto piu’ nel caso di specie ove la dichiarazione della qualita’ di “artigiani” era vieppiu’ idonea ad evidenziare la necessita’ per l’acquirente di verificare l’insussistenza della natura di imprenditori commerciali in capo ai venditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1125

 

Azione di responsabilità ed estensione di fallimento

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 14 maggio 2018, n. 11695

In materia di concessione abusiva del credito, sussiste la responsabilita’ della banca, che finanzi un’impresa insolvente e ne ritardi percio’ il fallimento, nei confronti dei terzi, che in ragione di cio’ abbiano confidato nella sua solvibilita’ ed abbiano continuato ad intrattenere rapporti contrattuali con essa allorche’ sia provato che i terzi non fossero a conoscenza dello stato di insolvenza e che tale mancanza di conoscenza non fosse imputabile a colpa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6947

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 9 agosto 2017, n. 19747

In ragione della onerosita’ della prova gravante sul curatore, (dell’oggettiva percepibilita’ dell’insufficienza dell’attivo a soddisfare i debiti) sussiste una presunzione “iuris tantum” di coincidenza tra il “dies a quo” di decorrenza della prescrizione e la dichiarazione di fallimento, ricadendo sull’amministratore la prova contraria della diversa data anteriore di insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale, con la deduzione di fatti sintomatici di assoluta evidenza, la cui valutazione spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’ se non per vizi motivazionali che la rendano del tutto illogica o lacunosa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1690

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 3 luglio 2017, n. 16314

il pagamento preferenziale in una situazione di dissesto puo’ comportare una riduzione del patrimonio sociale in misura anche di molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto del principio del pari concorso dei creditori. Infatti la destinazione del patrimonio sociale alla garanzia dei creditori va considerata nella prospettiva della prevedibile procedura concorsuale, che espone i creditori alla falcidia fallimentare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1692

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 28 febbraio 2017, n. 5069

Il fallimento in estensione e’ da associare, nell’ottica della L. Fall., articolo 147, alla responsabilita’ gestoria del socio illimitatamente responsabile, derivata dalla struttura di governo della societa’. In tale specifico senso la norma impone la fallibilita’ anche del socio che si sia ingerito nella gestione.Come questa Corte ha avuto modo di puntualizzare, nella societa’ in accomandita semplice il socio accomandante, che avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri compie atti di amministrazione, interna o esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell’articolo 2320 c.c., nella decadenza dalla limitazione di responsabilita’, la quale, in attuazione del principio di tipicita’ di cui all’articolo 2249 c.c., e’ volta a impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale societa’, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell’articolo 2318 c.c., al solo socio accomandatario (v. Sez. 1 n. 29794-08). Per conseguenza si e’ affermato che il fallimento della predetta societa’ va esteso, L. Fall., ex articolo 147, anche all’accomandante cui siano state conferite procure denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all’amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi.La soluzione e’ da ribadire anche e massimamente per il caso del conferimento di procura institoria, in ragione dell’essere il titolare di una simile procura preposto all’esercizio dell’impresa con facolta’ di compimento di tutti gli atti pertinenti al detto esercizio (articoli 2203 e 2204 c.c.), salve le eventuali limitazioni contenute nella procura limitazioni peraltro nella specie neppure dedotte e in ogni caso implicitamente escluse dall’impugnata sentenza in relazione all’avvenuto compimento, da parte di (OMISSIS), di distinti atti di gestione nell’esercizio della ripetuta funzione institoria.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-bW

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 1 febbraio 2018, n. 2500

nell’azione di responsabilita’ promossa dal curatore a norma della L. Fall., articolo 146, comma 2, la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempreche’ il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore medesimo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3605

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile Sentenza 23 gennaio 2017, n. 1641

Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilita’ sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi societa’, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-2413

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile Sentenza 28 marzo 2006, n. 7029

Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre, nei confronti del finanziatore responsabile (nella specie, una banca), l’azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall’abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita una impresa decotta, suscitando così nel mercato la falsa impressione che si tratti di impresa economicamente valida. Nel sistema della legge fallimentare, difatti, la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni c.d. di massa – finalizzate, cioè, alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica ed aventi carattere indistinto quanto ai possibili beneficiari del loro esito positivo – al cui novero non appartiene l’azione risarcitoria in questione, la quale, analogamente a quella prevista dall’art. 2395 cod. civ., costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore, giacché, per un verso, il danno derivante dall’attività di sovvenzione abusiva deve essere valutato caso per caso nella sua esistenza ed entità (essendo ipotizzabile che creditori aventi il diritto di partecipare al riparto non abbiano ricevuto pregiudizio dalla continuazione dell’impresa), e, per altro verso, la posizione dei singoli creditori, quanto ai presupposti per la configurabilità del pregiudizio, è diversa a seconda che siano antecedenti o successivi all’attività medesima.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6948

 

Reati fallimentari: bancarotta fraudolenta, bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta prefallimentare, bancarotta documentale, bancarotta semplice, aggiotaggio societario.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 24 aprile 2018, n. 18108

il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale prefallimentare e’ stato piuttosto configurato come un reato di pericolo concreto, in cui l’atto di depauperamento deve risultare idoneo ad esporre a pericolo l’entita’ del patrimonio della societa’ in relazione alla massa dei creditori e deve permanere tale fino all’epoca che precede l’apertura della procedura fallimentare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6613

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 24 aprile 2018, n. 18092

le operazioni dolose di cui alla L. Fall., articolo 223, comma 2, n. 2, possono consistere nel compimento di qualunque atto intrinsecamente pericoloso per la salute economica e finanziaria della impresa e, quindi, anche in una condotta omissiva produttiva di un depauperamento non giustificabile in termini di interesse per l’impresa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6611

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 24 aprile 2018, n. 18089

il delitto di bancarotta fraudolenta puo’ concorrere con quello di truffa e con quello di appropriazione indebita, sia perche’ l’obiettivita’ giuridica delle distinte ipotesi delittuose e’ diversa, sia perche’ l’iter criminis della seconda si esaurisce con l’acquisizione di beni mediante mezzi fraudolenti, mentre il fatto dell’imprenditore truffaldino, che sottragga successivamente alla garanzia patrimoniale le entita’ economiche illecitamente acquisite al suo patrimonio, costituisce un’azione distinta ed autonoma, punita a titolo di bancarotta fraudolenta, se viene dichiarato il fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6608

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 17 aprile 2018, n. 17163

integra il reato di bancarotta per distrazione l’operazione di scissione di una societa’, successivamente dichiarata fallita, a favore di altra societa’ alla quale siano conferiti beni di rilevante valore, qualora tale operazione – astrattamente lecita – sulla base di una valutazione in concreto che tenga conto della effettiva situazione debitoria in cui operi la societa’ poi fallita al momento della scissione, nonche’ di ulteriori operazioni poste in essere a danno della societa’ poi fallita, si riveli volutamente depauperatoria del patrimonio aziendale e pregiudizievole per i creditori nella prospettiva della procedura concorsuale, non essendo le tutele previste dall’articolo 2506 c.c. e seg. di per se’ idonee ad escludere ogni danno o pericolo per le ragioni creditorie (Sez. 5, n. 20370 del 10/04/2015, Piscedda, Rv. 264078), va dunque sottolineato che, ai fini del giudizio sulla configurabilita’ del reato, e’ necessaria “una valutazione in concreto”, che tenga conto della “effettiva situazione debitoria in cui versava la societa’ poi fallita al momento della scissione”, essendo pacifico, ai fini penalistici, che uno schema civilisticamente lecito (come la scissione) possa essere utilizzato per realizzare uno scopo penalmente illecito.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6605

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 16 aprile 2018, n. 16744

qualora oggetto dell’addebito si riferisca all’omessa tenuta delle suddette scritture si configura, tra l’articolo 216, comma 1, n. 2) e articolo 217, comma 2 L. Fall., un’ipotesi di concorso apparente di norme incriminatrici che trova la sua soluzione nell’applicazione del principio di specialita’. Attesa l’identita’ dell’elemento materiale, l’elemento specializzante che definisce il confine applicativo tra le due fattispecie e’ dato dalla coloritura di quello soggettivo, integrato, secondo il consolidato insegnamento di questa Corte, dal dolo specifico nel caso della bancarotta fraudolenta e dal dolo generico o dalla colpa in quello della bancarotta semplice. Laddove il giudice accerti dunque che l’imputato ha omesso di tenere i libri contabili al fine di recare pregiudizio ai creditori, deve condannarlo esclusivamente per il reato previsto dalla prima delle due disposizione summenzionate, dovendo altrimenti ritenere integrato il solo reato di bancarotta semplice documentale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6601

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 6 aprile 2018, n. 15488

il giudice penale investito del giudizio relativo a reati di bancarotta non puo’ sindacare la sentenza dichiarativa di fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=7014

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale Sentenza 3 aprile 2018, n. 14783

Ai fini della affermazione della responsabilita’, ai sensi dell’articolo 40 c.p., comma 2, degli amministratori senza deleghe gestorie a titolo di concorso nel delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione commesso dal presidente del consiglio di amministrazione delegato e’ necessaria, previa specifica ricostruzione delle relazioni fra fatti distrattivi e concreto funzionamento del consiglio di amministrazione della societa’, alla luce delle clausole di organizzazione delle funzioni gestorie rispettivamente recate dallo statuto sociale e, eventualmente, da successive deliberazioni di organizzazione della gestione sociale adottate dall’assemblea ovvero dal consiglio di amministrazione, la prova: che gli stessi amministratori siano stati informati delle distrazioni ovvero che delle stesse abbiano comunque avuto conoscenza; oppure che vi sia stata la presenza di segnali peculiari di distrazione aventi carattere di anormalita’ di questi sintomi per tali amministratori, dai quali e’ dato desumere la consapevole accettazione del rischio dell’evento illecito, in base allo statuto e secondo i, principi affermati in relazione al dolo eventuale da Cass. S.U., n. 38343 del 24 aprile 2014, Espenhahn. Solo la prova della conoscenza del fatto illecito, ovvero della concreta conoscibilita’ dello stesso anche mediante l’attivazione del potere informativo di cui all’articolo 2381 c.c., u.c., in presenza di segnali specifici di distrazione, comporta l’obbligo giuridico degli amministratori privi di deleghe gestorie di intervenire per impedire il verificarsi dell’evento illecito: la volontaria, da dolo indiretto, mancata attivazione di tali soggetti in presenza di tali circostanze determina l’affermazione della penale responsabilita’ avendo la loro omissione contribuito a cagionare l’evento dannoso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6595

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 5 aprile 2018, n. 15279

risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi crediti verso la societa’ in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma congrua rispetto al lavoro prestato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6599

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 22 marzo 2018, n. 13400

in tema di reati fallimentari, la responsabilita’ del liquidatore deriva non solo dal Regio Decreto n. 267 del 1942, articolo 223, ma anche dall’articolo 2489 c.c., che rinvia alle norme in tema di responsabilita’ degli amministratori e, quindi, anche all’articolo 2932 c.c., il quale fissa un principio di ordine generale – per il quale l’amministratore deve vigilare sulla gestione ed impedire il compimento di atti pregiudizievoli, oltre che attenuarne le conseguenze dannose – di guisa che sussiste anche per i liquidatori una posizione di garanzia del bene giuridico penalmente tutelato, con conseguente ineludibile responsabilita’, ex articolo 40 cpv. c.p., ove i detti obblighi siano disattesi; inoltre i liquidatori hanno l’obbligo di ricevere in consegna i libri sociali (articolo 2487 bis c.c., comma 3) che si estende al liquidatore nominato successivamente in sostituzione del precedente; pertanto non puo’ ritenersi esente da responsabilita’ il liquidatore che non riceve i libri contabili e che omette ogni controllo sulla loro esistenza e sulla loro regolare tenuta.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5660

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 22 marzo 2018, n. 13407

mentre per la bancarotta fraudolenta documentale prevista dal Regio Decreto n. 267 del 1942, articolo 216, comma 1, n. 2, s.p., l’elemento soggettivo del reato deve essere individuato nel dolo generico, che si traduce nella consapevolezza che l’omessa o irregolare tenuta dei libri e delle scritture contabili renda impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio dell’imprenditore (Sez. 5, n. 21872 del 25/03/2010, Laudiero, Rv. 247444; Sez. 5, n. 6769 del 18/10/2005 – dep. 23/02/2006, Dalceggio, Rv. 233997; Sez. 5, n. 24328 del 18/05/2005, Di Giovanni, Rv. 232209; Sez. 3, n. 46972 del 03/11/2004, Francalacci, Rv. 230482; Sez. 5, n. 31356 del 11/05/2001, Feroleto, Rv. 220167; Sez. 5, n. 5905 del 06/12/1999 – dep. 16/02/2000, Amata, Rv. 216267), per la bancarotta semplice prevista dal Regio Decreto n. 267 del 1942, articolo 217, comma 2, il coefficiente di attribuibilita’ psichica della condotta puo’ essere sostenuto indifferentemente dal dolo o dalla colpa, che sono ravvisabili quando l’agente ometta, con coscienza e volonta’ o per semplice negligenza, di tenere le scritture contabili obbligatorie per legge nei tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento (Sez. 5, n. 55065 del 14/11/2016, Incalza, Rv. 268867; Sez. 5, n. 48523 del 06/10/2011, Barbieri, Rv. 251709; Sez. 5, n. 8081 del 04/07/1991, Minuto, 188044). Situazione che, all’evidenza, non ricorre nel caso scrutinato, posto che non e’ stata rinvenuta la corrispondenza in entrata e in uscita e cosi’ si e’ impedita, quanto meno la ricostruzione del movimento degli affari.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5657

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 15 marzo 2018, n. 11956

in tema di fallimento determinato da operazioni dolose, che si sostanzia in un’eccezionale ipotesi di fattispecie a sfondo preterintenzionale, l’onere probatorio dell’accusa si esaurisce nella dimostrazione della consapevolezza e volonta’ dell’amministratore della complessa azione arrecante pregiudizio patrimoniale nei suoi elementi naturalistici e nel suo contrasto con i propri doveri a fronte degli interessi della societa’, nonche’ dell’astratta prevedibilita’ dell’evento di dissesto quale effetto dell’azione antidoverosa, non essendo invece necessarie la rappresentazione e la volonta’ dell’evento fallimentare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5655

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 13 marzo 2018, n. 11049

E’ configurabile il concorso tra il delitto di bancarotta fraudolenta documentale, di cui all’articolo 216, comma 1, n. 2, e quello di occultamento e distruzione di documenti contabili, previsto dal Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articolo 10 che sono tra loro in rapporto di specialita’ reciproca, in ragione: a) del differente oggetto materiale dell’illecito; b) dei diversi destinatari del precetto penale; c) del differente oggetto del dolo specifico; d) del divergente effetto lesivo delle condotte di reato”; Sez. 3, n. 18927 del 24/02/2017, Signo’, Rv. 269910: “Non e’ configurabile un rapporto di specialita’ tra il delitto di occultamento e distruzione di documenti contabili, previsto dal Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articolo 10 e quello di bancarotta fraudolenta documentale, previsto dalla L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 2), atteso che le corrispondenti norme incriminatrici non regolano la “stessa materia” ex articolo 15 c.p., richiedendo quella penal-tributaria l’impossibilita’ di accertare il risultato economico delle sole operazioni connesse alla documentazione occultata o distrutta, ed invece quella fallimentare – oltretutto caratterizzata dalla specifica volonta’ dell’agente di procurare a se’ o ad altri un ingiusto profitto o di recar pregiudizio ai creditori – la determinazione di un evento da cui discende la lesione degli interessi di questi ultimi, da valutarsi in rapporto all’intero corredo documentale, indipendentemente dall’obbligo normativo della relativa tenuta, di guisa che acquisisce rilievo anche la sottrazione di scritture meramente facoltative.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5653

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 29 marzo 2018, n. 14587

La condanna definitiva per il reato di bancarotta non impedisce di procedere nei confronti dello stesso imputato per altre e distinte condotte di bancarotta relative alla medesima procedura concorsuale”); bis in idem che sarebbe, invece, stato configurabile, laddove fosse stata propugnata la tesi dell’unitarieta’ del reato di bancarotta, in caso di pluralita’ di fatti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6587

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 16 febbraio 2018, n. 7742

la responsabilita’ dell’amministratore formale, che risulti solo un prestanome – come nel caso concreto – nasce dalla violazione dei doveri di vigilanza e di controllo che, a loro volta, derivano dalla accettazione della carica, cui pero’ va aggiunta la dimostrazione non solo astratta e presunta ma effettiva e concreta della consapevolezza dello stato delle scritture, tale da impedire la ricostruzione del movimento degli affari o, per le ipotesi con dolo specifico, di procurare un ingiusto profitto a taluno.Sez. 5, Sentenza n. 44293 del 17/11/2005 Ud. (dep. 05/12/2005) Rv. 232816. In senso conforme e con riferimento anche alle ipotesi di bancarotta documentale per sottrazione o per omessa tenuta delle scritture contabili, in frode ai creditori, e’ stato piu’ di recente puntualizzato che l’amministratore di diritto risponde di tale reato, anche se sia investito solo formalmente della gestione della societa’ fallita – cosiddetta testa di legno – in quanto sussiste il suo diretto e personale obbligo, che egli assume in tale qualita’, di tenere e conservare le predette scritture, a condizione, peraltro, che sia fornita la dimostrazione della effettiva e concreta consapevolezza del loro stato, che sia tale da impedire la ricostruzione del movimento degli affari della societa’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4244

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 7 febbraio 2018, n. 5804

l’elemento soggettivo del reato di bancarotta fraudolenta documentale, ove lo stesso sia in concreto contestato in una condotta di omessa tenuta della contabilita’, e’ individuato dalla giurisprudenza di legittimita’ in un dolo che presenta connotazioni particolari, idoneo a distinguere tale fattispecie da quella della bancarotta documentale semplice; trattandosi tuttavia non di un dolo specifico, come sostenuto dal ricorrente, ma di un dolo qualificato, inteso quale volonta’ del soggetto agente, nell’omettere l’adempimento dell’obbligo di contabilizzazione, di impedire la ricostruzione dei fatti gestionali e cosi’ occultare gli stessi al controllo dei creditori, con il conseguente pregiudizio per gli stessi.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4187

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 7 febbraio 2018, n. 5805

la condotta del reato di bancarotta impropria puo’ essere individuata anche nel contesto di una scissione che abbia prodotto un’eccessiva sottrazione di risorse della societa’ scissa; nella stessa occasione si sottolineava tuttavia come di quest’ultima circostanza debba essere rinvenuta una prova certa, idonea a superare la riconducibilita’ dell’operazione ad un’attivita’ societaria consentita dalla legge.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4185

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 30 gennaio 2018, n. 4403

La circostanza aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravita’ di cui alla L. Fall., articolo 219, comma 1, e’ applicabile, con interpretazione estensiva, anche ai fatti di bancarotta “impropria”, considerato il rinvio operato dalla medesima norma a tutti i reati di bancarotta propria ed il richiamo della L. Fall., articolo 223, comma 1, alle pene stabilite nella L. Fall., articolo 216.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5723

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 15 gennaio 2018, n. 1381

la consapevolezza dello stato di insolvenza – cosi’ come lo scopo di recare pregiudizio ai ceditori – sono estranei all’elemento soggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione, che, invece, consiste nel dolo generico integrato dalla consapevole volonta’ di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2786

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 10 gennaio 2018, n. 633

In particolare, le operazioni dolose di cui all’articolo 223, comma 2, n. 2, L. Fall., attengono alla commissione di abusi di gestione o di infedelta’ ai doveri imposti dalla legge all’organo amministrativo nell’esercizio della carica ricoperta, ovvero ad atti intrinsecamente pericolosi per la “salute” economico-finanziaria della impresa e postulano una modalita’ di pregiudizio patrimoniale discendente non gia’ direttamente dall’azione dannosa del soggetto attivo (distrazione, dissipazione, occultamento, distruzione), bensi’ da un fatto di maggiore complessita’ strutturale riscontrabile in qualsiasi iniziativa societaria implicante un procedimento o, comunque, una pluralita’ di atti coordinati all’esito divisato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=2257

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 2 novembre 2017, n. 50080

Sull’elemento psicologico del reato di bancarotta documentale, posto che detto reato e’ in concreto contestato all’imputato nei termini non di una mera omissione nella tenuta della contabilita’ – nel qual caso sarebbe richiesto il dolo qualificato individuato dalla giurisprudenza di legittimita’ nella volonta’ di impedire la ricostruzione dei fatti gestionali e cosi’ occultare gli stessi al controllo dei creditori, con il conseguente pregiudizio per gli stessi (Sez. 5, n. 11115 del 22/01/2015, Di Cosimo, Rv. 262915; Sez. 5, n. 25432 del 11/04/2012, De Mitri, Rv. 252992; Sez. 5, n. 32173 del 11/06/2009, Drago, Rv. 244494) – ma dell’impossibilita’ di ricostruire i movimenti finanziari della fallita in conseguenza della mancata o anomala contabilizzazione di determinate operazioni, il relativo coefficiente soggettivo si atteggia nella forma del dolo generico, dato dalla consapevolezza che tali modalita’ di registrazione contabile possano produrre le descritte conseguenze in tema di irricostruibilita’ dell’andamento gestionale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-rB

  

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 26 ottobre 2017, n. 49212

in tema di bancarotta, la convocazione dell’assemblea dei soci ex articolo 2447 c.c.. in presenza di una riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale rientra tra gli “obblighi imposti dalla legge” la cui inosservanza puo’ dar luogo a responsabilita’ penale dell’amministratore ai sensi dell’articolo 224, comma 1, n. 2, della L. Fall., qualora costituisca causa o concausa del dissesto ovvero del suo aggravamento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1678

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 26 ottobre 2017, n. 49210

Integra il reato di fallimento cagionato per effetto di operazioni dolose la condotta dell’amministratore che ometta il versamento delle imposte dovute – in relazione ai profitti realizzati mediante operazioni di “trading” immobiliare – gravando cosi’ la societa’ da ingenti debiti nei confronti dell’erario e successivamente proceda alla distribuzione dei predetti utili a favore dei soci, in quanto allorche’ l’assegnazione dell’utile avvenga senza la pre-deduzione dell’onere tributario e della conseguente penalita’ tributaria che sorge al momento dell’erogazione della ricchezza – si concreta una manomissione della ricchezza sociale, trattandosi di distribuzione che eccede quanto di pertinenza dei soci.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1680

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 20 ottobre 2017, n. 48354

per escludere la natura distrattiva di un’operazione infragruppo invocando il maturarsi di vantaggi compensativi, non e’ sufficiente allegare la mera partecipazione al gruppo, ovvero l’esistenza di un vantaggio per la societa’ controllante, dovendo invece l’interessato dimostrare il saldo finale positivo delle operazioni compiute nella logica e nell’interesse del gruppo, elemento indispensabile per considerare lecita l’operazione temporaneamente svantaggiosa per la societa’ depauperata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1682

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 28 giugno 2017, n. 31677

l’avviamento, i rapporti di lavoro e la tecnologia, costituiscono beni economicamente apprezzabili e, come tali, possono essere oggetto di distrazione. Nel concetto di beni, di cui all’articolo 216 della legge fallimentare, rientrano infatti tutti gli elementi del patrimonio dell’imprenditore, compresi non soltanto i beni suscettibili di utilizzazione immediata, ma anche i beni strumentali e persino quelli futuri, quando si atteggino come mere aspettative. Invero l’oggetto materiale della bancarotta e’ costituito da quel complesso di rapporti giuridici, economicamente valutabili (cose materiali e diritti), che fanno capo all’imprenditore e rappresentano la garanzia delle ragioni della massa dei creditori, e sui quali puo’ incidere l’illecita manomissione ai danni di costoro.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1688

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 23 giugno 2017, n. 31436

la bancarotta riparata si configura, determinando l’insussistenza dell’elemento materiale del reato, quando la sottrazione dei beni venga annullata da un’attivita’ di segno contrario, che reintegri il patrimonio dell’impresa prima della soglia cronologica costituita dalla dichiarazione di fallimento, cosi’ annullando il pregiudizio per i creditori o anche solo la potenzialita’ di un danno, non rilevando, invece, contrariamente a quanto sembrano ritenere i ricorrenti, il momento di manifestazione del dissesto come limite di efficacia della restituzione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1704

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 23 giugno 2017, n. 31427

in tema di reati fallimentari, nel caso di consumazione di una pluralita’ di condotte tipiche di bancarotta nell’ambito del medesimo fallimento, le stesse mantengono la propria autonomia ontologica, dando luogo ad un concorso di reati, unificati, ai soli fini sanzionatori, nel cumulo giuridico previsto dall’articolo 219, comma 2, n. 1, L. Fall., disposizione che pertanto non prevede, sotto il profilo strutturale, una circostanza aggravante, ma detta per i reati fallimentari una peculiare disciplina della continuazione derogatoria di quella ordinaria di cui all’articolo 81 c.p.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1706

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 16 giugno 2017, n. 30212

la distrazione, rilevante ai fini della configurabilita’ del reato di cui all’articolo 216 L. fall. (bancarotta fraudolenta patrimoniale), la condotta di colui che, in qualita’ di presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di una societa’ finanziaria successivamente fallita, costituisca in pegno titoli di stato, poiche’ il pegno, in caso di mancato pagamento della somma data in prestito nella quantita’, nei tempi e nei modi pattuiti, puo’ essere escusso dal creditore, con perdita del patrimonio societario che costituisce la garanzia per i creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1708

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 5 maggio 2017, n. 21818

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, per la configurazione delle ipotesi di reato di sottrazione, distruzione o falsificazione di libri e scritture contabili previste dall’articolo 216, comma 1, n. 2 prima parte, L.F. e’ necessario il dolo specifico, consistente nello scopo di procurare a se’ o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1670

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 7 aprile 2017, n. 17819

affinché una  condotta possa qualificarsi come ipotesi di bancarotta fraudolenta impropria a norma della L. Fall., articolo 223, comma 2, n. 1) sarebbe necessario che avesse cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della societa’; perche’ possa qualificarsi come ipotesi di bancarotta prefallimentare per distrazione a norma della L. Fall., articolo 216, n. 1), sarebbe necessario che il fallimento sopravvenuto  fosse almeno prevedibile al momento del fatto.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1664

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 7 aprile 2017, n. 17792

risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi crediti verso la societa’ in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma congrua rispetto al lavoro prestato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1666

  

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 31 marzo 2017, n. 16206

in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, per escludere la natura distrattiva di un’operazione infra-gruppo invocando il maturarsi di vantaggi compensativi, non sia sufficiente allegare la mera partecipazione al gruppo, ovvero l’esistenza di un vantaggio per la societa’ controllante, dovendo invece l’interessato dimostrare il saldo finale positivo delle operazioni compiute nella logica e nell’interesse del gruppo, elemento indispensabile per considerare lecita l’operazione temporaneamente svantaggiosa per la societa’ depauperata.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1626

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 30 marzo 2017, n. 16111

Risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che, senza autorizzazione degli organi sociali, si ripaghi dei suoi crediti verso la societa’ in dissesto relativi a compensi per il lavoro prestato, prelevando dalla cassa sociale una somma congrua rispetto a tale lavoro (Sez. 5, n. 21570 del 16/04/2010 Rv. 247964; Sez. 5, n. 48017 del 10/07/2015 Rv. 26631101); integra, invece, il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione (articolo 216, comma 1, n. 1, e articolo 223 L. Fall.) la condotta dell’amministratore unico di una societa’ che effettui prelevamenti dalle casse sociali, provvedendo a determinare ed a liquidare in proprio favore tali somme come compenso per l’attivita’ svolta, senza nemmeno indicarne il titolo giustificativo (delibera assembleare o norma statutaria) e per di piu’ in epoca di grave dissesto per la societa’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1630

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 28 marzo 2017, n. 15281 

Si e’, quindi, reiteratamente sottolineato come le operazioni dolose “attengono alla commissione di abusi di gestione o di infedelta’ ai doveri imposti dalla legge all’organo amministrativo nell’esercizio della carica ricoperta, ovvero ad atti intrinsecamente pericolosi per la “salute” economico-finanziaria della impresa e postulano una modalita’ di pregiudizio patrimoniale discendente non gia’ direttamente dall’azione dannosa del soggetto attivo (distrazione, dissipazione, occultamento, distruzione), bensi’ da un fatto di maggiore complessita’ strutturale riscontrabile in qualsiasi iniziativa societaria implicante un procedimento o, comunque, una pluralita’ di atti coordinati all’esito divisato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1635

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 27 marzo 2017, n. 14846

l’obbligo di deposito delle scritture contabili, se puo’ considerarsi inesigibile nei casi in cui la bancarotta, semplice o patrimoniale, si sia concretizzata nella omessa tenuta ovvero nella distruzione o nella sottrazione delle scritture contabili, non puo’ definirsi tale nel caso, come quello in esame, in cui queste ultime siano state invece tenute, ma in modo tale da non consentire la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari della societa’ fallita. In tale evenienza, infatti, la messa a disposizione nei termini di legge delle scritture contabili agevola, comunque, l’attivita’ degli organi del fallimento, che sulla base della documentazione ad essi consegnata saranno in grado di formulare una tempestiva e compiuta valutazione sulla situazione attiva e passiva dell’impresa, nonche’ sulle eventuali responsabilita’ nella sua gestione da parte di chi in essa svolgeva i compiti di amministratore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1637

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 24 marzo 2017, n. 14544

ai fini della sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, non e’ necessaria l’esistenza di un nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento, essendo sufficiente che l’agente abbia cagionato il depauperamento dell’impresa, destinandone le risorse ad impieghi estranei alla sua attivita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1639

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 22 marzo 2017, n. 13910

il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione e’ reato di pericolo a dolo generico per la cui sussistenza, pertanto, non e’ necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, ne’ che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1641

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 13 marzo 2018, n. 11053

La distrazione di un ramo di azienda e’ configurabile solo in caso di cessione avente ad oggetto, unitariamente, oltre che i singoli beni e rapporti giuridici anche l’avviamento riferibile a tale autonoma organizzazione produttiva (Sez. 5, n. 31703 del 03/03/2015, Monfredi, Rv. 264347), sempre che gli uni e l’altro siano identificabili con fattori aziendali idonei a rappresentare una posta attiva di bilancio (Sez. 5, n. 31677 del 04/04/2017, Amato, Rv. 270866), posto che, ai fini della configurabilita’ del reato di bancarotta fraudolenta, e’ necessario che oggetto di distrazione siano rapporti giuridicamente rilevanti ed economicamente valutabili e non mere aspettative di ricchezza.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=5189

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 5 marzo 2018, n. 9951

in tema di bancarotta fraudolenta, la prova della distrazione o dell’occultamento dei beni della societa’ dichiarata fallita puo’ essere desunta dalla mancata dimostrazione, da parte dell’amministratore, della destinazione dei beni suddetti, posto che la responsabilita’ dell’imprenditore per la conservazione della garanzia patrimoniale verso i creditori e l’obbligo di verita’, penalmente sanzionato, gravante ex L. Fall., articolo 87 sul fallito interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni dell’impresa, giustificano l’apparente inversione dell’onere della prova a carico dell’amministratore della societa’ fallita, in caso di mancato rinvenimento di beni aziendali o del loro ricavato.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=4736

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 1 marzo 2017, n. 10033

il giudice penale investito del giudizio relativo a reati di bancarotta ex Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, articolo 216 e segg. non puo’ sindacare la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto al presupposto oggettivo dello stato di insolvenza dell’impresa e ai presupposti soggettivi inerenti alle condizioni previste per la fallibilita’ dell’imprenditore, sicche’ le modifiche apportate al Regio Decreto n. 267 del 1942, articolo 1 dal Decreto Legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 e dal Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169, non esercitano influenza ai sensi dell’articolo 2 c.p. sui procedimenti penali in corso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1645

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 28 febbraio 2017, n. 9710

la bancarotta riparata si configura, determinando l’insussistenza dell’elemento materiale del reato, quando la sottrazione dei beni venga annullata da un’attivita’ di segno contrario, che reintegri il patrimonio dell’impresa prima della soglia cronologica costituita dalla dichiarazione di fallimento, non rilevando, invece, il momento di manifestazione del dissesto come limite di efficacia della restituzione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1597

  

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 22 febbraio 2017, n. 8479

in tema di bancarotta fraudolenta, i destinatari delle norme di cui alla L. Fall., articoli 216 e 223 vanno individuati sulla base delle concrete funzioni esercitate, non gia’ rapportandosi alle mere qualifiche formali ovvero alla rilevanza degli atti posti in essere in adempimento della qualifica ricoperta.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-pN

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 17 febbraio 2017, n. 7620

ritiene integrato il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione nella condotta consistita nella sovrafatturazione con restituzione all’utilizzatore di parte del prezzo pagato, in quanto anche il temporaneo ingresso nel patrimonio della fallita di beni che in forza di un patto illecito vengano restituiti al dante causa determina un incremento dello stesso che espande le garanzie dei creditori, con la conseguenza che la restituzione costituisce atto ingiustificato idoneo ad integrare la condotta di distrazione, laddove non sussiste distrazione nel caso in cui alla fatturazione per operazioni inesistenti non segua l’effettivo pagamento da parte dell’utilizzatore delle fatture con la successiva restituzione delle somme ricevute.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1603

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 16 febbraio 2018, n. 7737

per la bancarotta fraudolenta documentale per sottrazione o per omessa tenuta in frode ai creditori delle scritture contabili, ben puo’ ritenersi la responsabilita’ del soggetto investito solo formalmente dell’amministrazione dell’impresa fallita – cosiddetto testa di legno a causa del diretto e personale obbligo dell’amministratore di diritto di tenere e conservare le suddette scritture.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link:  /?p=4526

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 6 febbraio 2017, n. 5461

l’oggetto del reato di bancarotta semplice documentale e’ rappresentato da qualsiasi scrittura la cui tenuta e’ obbligatoria, dovendosi ricomprendere tra queste anche quelle richiamate dall’articolo 2214 c.c., comma 2; vale a dire, tutte le scritture che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa. Tra queste sono ricompresi i mastrini relativi alle spese di cassa, che rappresentano l’andamento della cassa contanti e sono necessari alla comprensione della voce suddetta. La loro irrituale tenuta nei tre anni anteriori alla dichiarazione di fallimento concreta senz’altro, quindi, il reato di cui alla L. Fall., articolo 217, comma 2. Irrilevante, poi, come gia’ rimarcato in sentenza, che l’irregolare tenuta delle scritture non abbia reso impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari (in tale evenienza sarebbe stata integrato il piu’ grave reato di bancarotta fraudolenta documentale);
La sentenza integrale è consultabile al seguente link https://wp.me/p9gsqP-pX

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 5 gennaio 2017, n. 533

in tema di bancarotta fraudolenta, l’amministratore di diritto risponde unitamente all’amministratore di fatto per non avere impedito l’evento che aveva l’obbligo di impedire, essendo sufficiente, sotto il profilo soggettivo, la generica consapevolezza che l’amministratore effettivo distragga, occulti, dissimuli, distrugga o dissipi i beni sociali, la quale non puo’ dedursi dal solo fatto che il soggetto abbia accettato di ricoprire formalmente la carica di amministratore; tuttavia allorche’ si tratti di soggetto che accetti il ruolo di amministratore esclusivamente allo scopo di fare da prestanome, la sola consapevolezza che dalla propria condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato (dolo generico) o l’accettazione del rischio che questi si verifichino (dolo eventuale) possono risultare sufficienti per l’affermazione della responsabilita’ penale.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1573

 

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 27 gennaio 2017, n. 4134.

non costituiscono oggetto materiale del delitto di bancarotta fraudolenta documentale societaria (L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 2 e articolo 223, comma 1) i libri sociali, specificamente disciplinati dall’articolo 2421 c.c., che rappresentano fatti relativi all’organizzazione interna dell’impresa e non il possibile tramite della ricostruzione del movimento degli affari, salvo che la loro falsificazione incida direttamente ed immediatamente sulla rappresentazione contabile dei fatti di gestione. Infatti la previsione incriminatrice individua espressamente l’oggetto materiale del reato nei libri e nelle altre scritture contabili i quali hanno la funzione di rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, cosi’ ricollegandosi direttamente all’articolo 2214 c.c.. Ne deriva che la falsificazione del verbale del consiglio di amministrazione – atto previsto dall’articolo 2421 c.c., comma 1, n. 4, concernente i libri sociali – non integra della L. Fall., l’articolo 216, comma 1, n. 2, salvo il caso di incidenza diretta sull’alterazione del quadro contabile.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1566

 

Corte di Cassazione, Sezione U penale Sentenza 26 maggio 2011, n. 21039

All’esito dell’analisi logico-sistematica della normativa esaminata, devono enunciarsi, in ossequio al disposto dell’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 3, i seguenti principi di diritto:
“piu’ condotte tipiche di bancarotta poste in essere nell’ambito di uno stesso fallimento mantengono la propria autonomia ontologica e danno luogo a un concorso di reati, che vengono unificati, ai soli fini sanzionatori, nel cumulo giuridico”;
“la disposizione di cui alla L.F., articolo 219, comma 2, n. 1, non integra, sotto il profilo strutturale, una circostanza aggravante, ma detta una peculiare disciplina della continuazione, in deroga a quella ordinaria di cui all’articolo 81 cod. pen., in tema di reati fallimentari”;
“deve escludersi, con riferimento a condotte di bancarotta ancora sub iudice, la preclusione dell’eventuale giudicato intervenuto su altre e distinte condotte di bancarotta relative alla stessa procedura concorsuale”.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6588

 

Concordato preventivo

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 21 giugno 2018, n. 16348

nel concordato preventivo, la proposta del debitore puo’ prevedere la suddivisione dei creditori in classi con il riconoscimento del diritto di voto ai creditori postergati che siano stati inseriti in apposita classe, purche’ il trattamento previsto per questi ultimi sia tale da non derogare alla regola del loro soddisfacimento sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=9302

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 20 aprile 2018, n. 9932

il tribunale e’ tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilita’ del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilita’ giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilita’ economica, intesa come realizzabilita’ di esso nei fatti, puo’ essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalita’ indicate dal proponente per superare la crisi (con cio’ ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta).
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6566

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 16 aprile 2018, n. 9378

la proposta di concordato preventivo, ove intenda prevedere la suddivisione in classi, deve necessariamente conformarsi ai due criteri fissati dal legislatore alla L. Fall., articolo 160, comma 1, lettera c), costituiti dall’omogeneita’ delle posizioni giuridiche e degli interessi economici.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6603

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 12 aprile 2018, n. 9087

Alla luce di tutto quanto premesso, puo’ a ragione rispondersi positivamente al quesito originario se sia applicabile agli accordi di ristrutturazione dei debiti – semmai in via estensiva o analogica – la facolta’ di concedere il termine di cui all’articolo 162, comma 1, L. Fall., pacificamente applicata al concordato preventivo.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6554

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 11 aprile 2018, n. 9011

in tema di legittimazione alla opposizione nel giudizio di omologazione del concordato preventivo, la locuzione “qualunque interessato”, prevista dalla L.Fall., articolo 180, comma 2, non e’ necessariamente riferibile soltanto a soggetti diversi dai creditori, essendo invece suscettibile di comprendere i creditori non dissenzienti, quali coloro che non abbiano votato favorevolmente alla proposta per non aver preso parte all’adunanza fissata per il voto, o perche’ non convocati o, ancora, perche’ non ammessi al voto o, infine, perche’ astenuti; tali soggetti, infatti, prospettano l’interesse diretto e attuale al giudizio per contrastare l’omologazione, in riferimento al trattamento loro riservato, al di la’ e in aggiunta a chiunque altro, a qualunque titolo, abbia interesse ad opporsi all’omologazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6141

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 4 aprile 2018, n. 8340

Il concordato con transazione fiscale, essendo una speciale figura di concordato preventivo, aveva percio’ una precipua disciplina, fra cui rientrava la regola dell’infalcidiabilita’ del credito I.V.A., che non era possibile estendere alla fattispecie generale del concordato senza transazione fiscale, neppure facendo riferimento alla indisponibilita’ a livello nazionale del credito per un’imposta di natura eurounitaria, alla luce della piu’ recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (cfr. sentenza 7 aprile 2016 pronunciata nella causa C-546/14), ovvero al carattere sostanziale della disposizione in parola, che essendo inclusa nella disciplina speciale del concordato preventivo con transazione fiscale non era comunque estensibile ai casi regolati dalla disciplina generale del concordato preventivo senza transazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=6129

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 20 marzo 2018, n. 6924

il giudice fallimentare, nel valutare la fattibilita’ del piano, necessariamente compie un controllo della idoneita’ della proposta a raggiungere il risultato che si propone. Idoneita’ che consiste in una valutazione sia in termini di astratta compatibilita’ della proposta con i parametri di legge di riferimento, che anche nella concreta idoneita’ di quanto rappresentato a raggiungere lo scopo prefissato. Il solo limite che il giudice incontra in siffatto giudizio e’ quello di rispettare i poteri che sono affidati dalla legge ad altri organi della procedura. E nel caso di specie cio’ che e’ vietato al tribunale e’ di sostituirsi ai creditori nella valutazione della convenienza della proposta, che e’ evidentemente una valutazione che spetta solo al titolare del relativo diritto. Cio’ tuttavia non significa che al tribunale sia precluso di dichiarare l’inammissibilita’ della preposta tutte le volte in cui rilevi come la documentazione offerta e le relative attestazioni dei professionisti incaricati siano oggettivamente inidonee a dimostrare la realizzabilita’ di quanto proposta. In tale evenienza, infatti, non si ha alcuna ingerenza del giudice in una valutazione di opportunita’ riservata ai creditori, ma tutto al contrario si palesa proprio quella garanzia di controllo di legittimita’ della procedura, che e’ indiscutibilmente affidata all’organo giudiziario. E’ evidente che il giudice fallimentare ha l’onere di motivare la sua decisione, sicche’ per il tramite della motivazione e’ possibile verificare il rispetto dei suddetti limiti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=5387

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 12 marzo 2018, n. 5906

Nel concordato preventivo con transazione fiscale ai sensi della L. Fall., articolo 182 ter, nel testo vigente prima della novella introdotta dalla L. 11 dicembre 2016, n. 232, articolo 1, comma 81, – il proponente, fermo restando l’obbligo del pagamento integrale dell’IVA e delle ritenute non versate, ricorrendo i presupposti della L. Fall., articolo 160, comma 2, puo’ inserire i restanti crediti in classi diverse, applicando una falcidia anche a quelli muniti di privilegio di grado anteriore rispetto ai suddetti tributi.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 21 febbraio 2018, n. 4192

il tribunale e’ privo del potere di valutare di ufficio il merito della proposta di concordato preventivo, in quanto tale potere appartiene ai creditori, cosi’ che solo il caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilita’, denunciabile attraverso l’opposizione all’omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, puo’ intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale e’ quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 14 febbraio 2018, n. 3599

il professionista riveste, nelle procedure della crisi come quella in esame, un ruolo di rilievo, che finisce per incidere anche sulla posizione dei terzi; onde poi anche la determinazione del compenso al professionista dovrebbe permettere di ridurre al minimo i rischi di condotte lesive della sua terzieta’. Al riguardo, di recente questa Corte ha chiarito che la L. Fall., articolo 161, comma 3 (gia’ nel testo in vigore prima delle modifiche apportate dal d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134) richiede che l’attestatore sia in posizione di terzieta’ ed indipendenza rispetto al debitore, avendo il legislatore sotteso “una netta opzione di indipendenza qualificata, professionalita’ tecnica e mancanza di conflitto d’interessi.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 18 gennaio 2018, n. 1182

Per quanto suscettibile di venir in considerazione come ipotesi intermedia tra le forme di composizione stragiudiziale e le soluzioni concordatarie della crisi dell’impresa, e per quanto oggetto di annosi dibattiti dottrinali, l’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis appartiene agli istituti del diritto concorsuale, come e’ dato desumere dalla disciplina alla quale nel tempo e’ stato assoggettato dal legislatore; disciplina che, in punto di condizioni di ammissibilita’, deposito presso il tribunale competente, pubblicazione al registro delle imprese e necessita’ di omologazione, da un lato, e meccanismi di protezione temporanea, esonero dalla revocabilita’ di atti, pagamenti e garanzie posti in essere in sua esecuzione, dall’altro, (v. l’articolo 182-bis L. Fall., nei suoi vari commi, e l’articolo 67 L. Fall., comma 3, lettera e)) suppone realizzate, nel pur rilevante spazio di autonomia privata accordato alle parti, forme di controllo e pubblicita’ sulla composizione negoziata, ed effetti protettivi, coerenti con le caratteristiche dei procedimenti concorsuali.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 22 giugno 2017, n. 15463

il tribunale, nella fase di verifica della ammissibilita’ del concordato preventivo, e’ chiamato a valutare la coerenza, logicita’ e completezza della relazione predisposta dall’attestatore al fine di salvaguardare la idoneita’ informativa di quest’ultima e, comunque, nell’ottica di verificare se il concordato risulti, non solo giuridicamente, ma anche economicamente fattibile, ovverossia idoneo al perseguimento della sua causa concreta.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link https://wp.me/s9gsqP-1378

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 22 giugno 2017, n. 15480

in tema di concordato preventivo, rientrano tra gli atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell’ammissione alla predetta procedura, ai sensi della L. Fall., articolo 173, anche i fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di proposta concordataria o nei suoi allegati, indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza, e, quindi, anche ove questi ultimi siano stati resi edotti di quell’accertamento. Va invero e solo aggiunto che il regime processuale della revoca, di cui alla L. Fall., articolo 173, e’ unico ed abbraccia tanto le ipotesi di frode (nominativamente intese o a fattispecie aperta) quanto i casi di impossibilita’ di dar conto da parte del tribunale, e come oggetto dei suoi doveri di accertamento fino all’omologazione, della permanenza positiva delle condizioni di ammissibilita’.
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Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 27 marzo 2017, n. 7821

la declaratoria di fallimento, qualora faccia seguito alla pronuncia di inammissibilita’ di una proposta di concordato preventivo non richiede ulteriori adempimenti procedurali, ivi compresa la preventiva audizione del debitore, inquadrandosi in una procedura unitaria, seppure bifasica (Sez. 1, Sentenza n. 3324 del 19/02/2016) nella quale quest’ultimo ha gia’ formalizzato il rapporto processuale innanzi al Tribunale ed il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento gli e’ noto fin dal momento della presentazione della domanda concordataria, sicche’ lo stesso e’ posto nelle condizioni di predisporre i mezzi di difesa piu’ adeguati sia in ordine all’ammissibilita’ della proposta, che per contrastare la richiesta di fallimento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link https://wp.me/s9gsqP-2088

 

Casistica varia

Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 18 giugno 2018, n. 15975

la L.Fall., articolo 72 – quater, presuppone che al contratto di locazione finanziaria si applichi, in caso di fallimento dell’utilizzatore, l’articolo 72, disposizione secondo la quale, per i contratti ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti da entrambe le parti, ove, nei confronti di una di esse, sia dichiarato il fallimento, l’esecuzione del contatto rimane sospesa fino a quando il curatore, con l’autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal contratto medesimo.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 28 febbraio 2018, n. 4729

i provvedimenti di ammissione al passivo producono efficacia solo ai fini del concorso (cio’ valendo sia per il vecchio che per il nuovo rito fallimentare, sia per i provvedimenti del g.d. che per quelli del tribunale: cfr. da ultimo Cass. n. 8431 del 2013) e che pertanto il debitore, non essendo vincolato dai provvedimenti di accertamento del passivo, una volta chiuso il fallimento puo’ sempre contestare i crediti residui pur se ammessi al passivo, ma e’ pur vero che qui non viene tanto o solo in rilievo la questione dell’efficacia endofallimentare del provvedimenti ammissivi ma specialmente e innanzitutto il principio della c.d. immutabilita’ delle attribuzioni patrimoniali effettuate a favore dei creditori in sede di riparto, ora espressamente codificato dalla novella del 2006 sia nella L. Fall., articolo 112 (per quanto riguarda la partecipazione dei creditori ammessi tardivamente alla ripartizione dell’attivo fallimentare), sia nella nuova formulazione della L. Fall., articolo 114, comma 1 che prevede l’irripetibilita’ dei pagamenti eseguiti in esecuzione del riparto, salva l’ipotesi dell’accoglimento delle domande di revocazione.
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4510

La revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese, disposta dall’Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento dell’impresa beneficiata, ha natura di mero accertamento del venir meno di una delle condizioni per la permanenza del beneficio; sicche’ essa resta opponibile alla massa anche se intervenuta dopo la pubblicazione della sentenza di fallimento dell’impresa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4099

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 19 febbraio 2018, n. 3957

il creditore, che intenda agire nei confronti del debitore tornato in bonis, dovra’ munirsi di un titolo esecutivo, potendo avvalersi della pronuncia di ammissione al passivo solo come prova scritta, ai fini del conseguimento del decreto ingiuntivo, cosi’ chiaramente rimanendo preclusa all’accertamento del credito effettuato nella procedura fallimentare la piena efficacia ultrafallimentare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3975

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 26 febbraio 2018, n. 4509

ai fini della decisione circa l’opponibilita’ al fallimento di un credito documentato con scrittura privata non di data certa, mediante la quale voglia darsi la prova del momento in cui il negozio e’ stato concluso, il giudice di merito, ove sia dedotto un fatto diverso da quelli tipizzati nell’articolo 2704 c.c., (registrazione, morte o sopravvenuta impossibilita’ fisica di uno dei sottoscrittori, riproduzione in un atto pubblico), ha il compito di valutarne, caso per caso, la sussistenza e l’idoneita’ a stabilire la certezza della data del documento, con il limite del carattere obiettivo del fatto, il quale non deve essere riconducibile al soggetto che lo invoca e deve essere, altresi’, sottratto alla sua disponibilita’.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4727

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3078

la garanzia reale prestata dal terzo in un momento successivo all’insorgenza del debito garantito, ove non risulti correlata ad un corrispettivo economicamente apprezzabile proveniente dal debitore principale o dal creditore garantito, e’ qualificabile come atto a titolo gratuito, con la conseguenza che, in caso di sopravvenienza del fallimento del garante, il suddetto atto resta soggetto, ai sensi della L. Fall., articolo 64, alla sanzione di inefficacia contemplata per i negozi gratuiti.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4536

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3076

l’articolo 2704 c.c. non contiene una elencazione tassativa dei fatti in base ai quali la data della scrittura privata non autenticata deve ritenersi certa rispetto ai terzi, e lascia al giudice di merito la valutazione, caso per caso, della sussistenza di un fatto, diverso dalla registrazione, idoneo, secondo l’allegazione della parte, a dimostrare la data certa; fatto che puo’ essere oggetto di prova per testi o per presunzioni (da ultimo Cass. 22 ottobre 2009, n. 22430). Tuttavia, in mancanza di una delle situazioni tipiche di certezza contemplate dalla prima parte della citata norma, la giurisprudenza di questa Corte richiede, rigorosamente, che si deduca e dimostri un fatto idoneo a stabilire in modo ugualmente certo l’anteriorita’ della formazione del documento. Pertanto, la suddetta dimostrazione puo’ avvalersi anche di prove per testimoni o presunzioni, ma a condizione che esse evidenzino un fatto munito di tale attitudine, non anche quando tali prove siano rivolte, in via indiziaria ed induttiva, a provocare un giudizio di mera verosimiglianza della data apposta sul documento.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=4531

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 1 febbraio 2018, n. 2503

il patto che preveda la facolta’ del creditore pignoratizio di provvedere autonomamente alla riscossione dei titoli concessi in pegno alla scadenza e di impiegare gli importi riscossi nell’acquisto di altrettanti titoli della stessa natura, e cosi’ di seguito a ogni successiva scadenza dei titoli provenienti dal rinnovo o dai rinnovi, con l’avvertenza che gli importi riscossi e i titoli con essi acquistati restino soggetti all’originario vincolo di pegno, e’ incompatibile con il pegno irregolare, in quanto la riscossione dei titoli alla scadenza (e non la vendita degli stessi in qualsiasi momento) e l’acquisto di titoli della stessa natura rendono evidente la mera surrogazione dell’oggetto di un pegno regolare e non l’attribuzione alla banca della facolta’ di disporre dei titoli.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: /?p=3599

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 13 ottobre 2017, n. 24166 

in tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale e’ impresso il timbro, la data risultante da quest’ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perche’ la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento e’ stato inviato nel medesimo giorno in cui essa e’ stata eseguita, e grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1482

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 15 settembre 2017, n. 21476

in tema di leasing, risoltosi anteriormente alla dichiarazione di fallimento, il patto cd. di deduzione – per mezzo del quale deve essere riconosciuto al concedente l’importo complessivo dovuto dall’utilizzatore, a titolo di ratei scaduti e a scadere nonche’ quale prezzo del riscatto del bene, maggiorato degli interessi moratori convenzionali, anche se decurtato del prezzo di riallocazione del bene oggetto del contratto – e’ nullo per contrarieta’ all’ ordine pubblico economico ed, in particolare, alla previsione di cui all’articolo 1526 c.c., applicabile in via analogica a tutti i casi di risoluzione anticipata del contratto, anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1745

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 31 luglio 2017, n. 19010

il curatore in ipotesi di domanda di esecuzione in forma specifica proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore, mantiene sempre la titolarita’ del potere di scioglimento dal contratto sulla base di quanto gli riconosce la L. Fall., articolo 72; ma se la domanda sia stata trascritta prima del fallimento, l’esercizio del diritto di scioglimento da parte del curatore non e’ opponibile nei confronti di quell’attore promissario acquirente, a norma dell’articolo 2652 c.c., n. 2. Tutto cio’, naturalmente, a condizione che la sentenza abbia accolto la domanda di esecuzione in forma specifica del preliminare avanzata dal promissario acquirente e che la medesima decisione sia stata, a sua volta, trascritta nei registri immobiliari.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1417

  

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 22 giugno 2017, n. 15479

ai fini della prededucibilita’ dei crediti nel fallimento, il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, ora menzionato dalla L. Fall., articolo 111, va inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l’insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorche’ avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare. Invero, la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l’amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell’intero ceto creditorio.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/p9gsqP-mb

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 24 maggio 2017, n. 12994

i crediti del professionista derivanti dall’attivita’ di consulenza ed assistenza prestata al debitore, ammesso al concordato preventivo, per la redazione e la presentazione della relativa domanda sono prededucibili nel fallimento consecutivo, ai sensi della L. Fall., novellato articolo 111, comma 2, che detta un precetto di carattere generale che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, ha introdotto un’eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilita’ a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali, fra i quali il credito del professionista rientra de plano, senza che debba verificarsi il “risultato” delle prestazioni (certamente strumentali all’accesso alla procedura minore) da questi svolte, ovvero la loro concreta utilita’ per la massa.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1288

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Ordinanza 25 maggio 2017, n. 13167

il decreto con il quale il tribunale fallimentare, ai sensi dell’articolo 26 legge fallimentare, respinge il reclamo avverso l’atto con cui il curatore ha esercitato, a norma dell’articolo 72 della stessa legge, la facolta’ di scioglimento dal contratto pendente, non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all’esercizio della funzione di controllo circa l’utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito. Con la conseguenza che detto provvedimento non e’ impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’articolo 111 Cost., potendo i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall’attivita’ cosi’ esercitata si pretendono far derivare.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1276

 

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 10 maggio 2017, n. 11459

solo il documento formato per lo scopo della speciale funzione pubblica di certificazione, prevista dall’articolo 2699 c.c., conferisce certezza alla data della sua redazione.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1339

 

Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 2 marzo 2017, n. 5346

in tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale e’ impresso il timbro, la data risultante da quest’ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perche’ la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento e’ stato inviato nel medesimo giorno in cui essa e’ stata eseguita; grava sulla parte che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso; a tal fine basta la prova contraria non occorrendo far ricorso alla querela di falso.
La sentenza integrale è consultabile al seguente link: https://wp.me/s9gsqP-1168